Messico: terzo posto per criminalità informatica in America Latina

Il Legal Research Institute dell’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM), dalle ultime stime effettuate, ha riferito che 45 milioni di messicani sono stati vittime di una qualche forma di attacco informatico e, solo nel 2013, le perdite economiche a causa di questi crimini sono stati pari a 39 miliardi di pesos.

“Sono dati che collocano il Paese al terzo posto in America Latina riguardo la criminalità informatica”, ha detto Julio Alejandro Téllez Valdés, ricercatore all’Istituto di Investigazione giuridica della UNAM, durante la conferenza “La sicurezza informatica nazionale”. Attraverso un comunicato, il Legal Research Institute ha riferito, infatti, che più della metà dei cyber-reati scoperti in Messico ha avuto origine negli Stati Uniti; un quattro per cento in Algeria e Francia, e solo lo 0,09% nel paese degli Aztechi. “I malware più diffusi sono i cosiddetti droppers”, ha specificato Tellez.

Gli attacchi informatici più “famosi” sono quelli registrati nel mese di ottobre del 2012 verso i siti dei Ministeri delle Finanze e del Credito Pubblico (SHCP), del Lavoro e della Previdenza Sociale (STP) e contro la Confederazione dei datori di lavoro della Repubblica Messicana, da parte del gruppo di hackers Anonymous in risposta alla riforma del lavoro proposta dal Governo.

A questo proposito, l’amministrazione  ha attuato diverse azioni attraverso il Piano di sviluppo nazionale, come il sistema di intelligence civile e di interconnessione delle strutture dei dati nazionali, presentate durante il Secondo Incontro latino-americano sulla Cybersecurity: Cyber-criminalità e informatica forense, presso l’Aula Magna Jacinto Pallares della Facoltà di Giurisprudenza dell’università messicana.

Per evitare di diventare una vittima, Téllez Valdés ha suggerito l’installazione e l’aggiornamento di software antivirus, di testare motori di ricerca anonimi come DuckDuckGo o StartPage e di cancellare tutti i dati registrati nel browser web, come ad esempio i cookies (le righe di testo usate per eseguire autenticazioni automatiche e memorizzazione delle informazioni degli e sugli utenti che accedono ai siti web).

Inoltre, ha anche consigliato di utilizzare password complesse che alternino  numeri con lettere maiuscole e minuscole, oltre a considerare le piattaforme alternative di posta come CounterMail o NeoMailBox, crittografare i messaggi e non lasciare le password scritte su computer pubblici.

Aree di chiaroscuro

Il mondo virtuale offre aree di chiari e di scuri, ha ricordato Téllez Valdés. “Da un lato, abbiamo i progressi tecnologici, come le applicazioni, il cloud e la comunicazione istantanea, dall’altro, le cyber-guerre, il terrorismo e i furti di identità sempre più diffusi.” Per questo motivo, la sicurezza informatica dovrebbe prendere in considerazione norme giuridiche, politiche e di tutela dell’uso, della conservazione e della trasmissione di informazioni e dati. “Queste tecnologie sono i nuovi pilastri della società dell’informazione e della conoscenza; tuttavia, possono compromettere e ledere i diritti fondamentali degli esseri umani”, ha concluso.

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