Torre di David: quale futuro?

La torre di David, dal nome del finanziatore David Brillembourg – scomparso nel 1993 – svetta imponente dal cuore di Caracas. Oggi è una baraccopoli verticale, e pensare che il progetto originario prevedeva che fosse un mega centro finanziario. Purtroppo (o per fortuna, dipende dai punti di vista), durante la crisi bancaria venezuelana nel 1994, il governo acquisì la proprietà dell’edificio, rimasto incompleto per mancanza di fondi. La struttura era priva di ascensori, impianti elettrici, acqua corrente, infissi ai balconi e alle finestre e in molte parti anche di intere porzioni di pareti. Dal 2007, il grattacielo è diventato la casa abusiva di circa 1200 famiglie distribuite nei suoi 45 piani. I nuovi inquilini senza perdere tempo si sono dati da fare per renderlo abitabile, creando mini appartamenti e organizzando alcuni spazi a garage e negozi di ogni genere. I suoi interni hanno ricoverato anche Nicholas Brody (Damian Lewis) uno dei protagonisti della serie TV Homeland e, in una puntata, l’edificio è apparso come un covo di delinquenti e criminali piuttosto che un rifugio per i meno abbienti (forse un rimando al Niño Daza, un gangster che portò nello stabile ancora vuoto centinaia di venezuelani creando il proprio feudo e la base per ogni genere di illegalità). Ma l’occupazione selvaggia della mega costruzione ha risollevato il problema del sovraffollamento delle capitali latinoamericane soprattutto da quando – fine luglio di quest’anno – il governo ha ordinato di sgomberare l’intero edificio. Tutte le famiglie sarebbero incluse in un nuovo progetto di housing sociale che dovrebbe terminare entro settembre. Molte di loro se ne sono già andate e sono state trasferite all’interno di un nuovo complesso abitativo a Ciudad Zamora che dista più di un’ora dalla capitale venezuelana. Molte altre, invece, non vogliono abbandonare un tetto sicuro per qualcosa su cui nutrono forti dubbi. Tra quelli che non se ne vogliono andare e sono pieni di rabbia per quello che considerano la loro casa, c’è Miriam Figueroa, che gestisce lì un negozio. “Non so come sia la mia nuova casa. È questa casa mia, sono stata qui sin dall’inizio. Ho portato ognuno di questi blocchi di pietra sulla schiena per tutte quelle rampe di scale. Il governo non riconosce i nostri sforzi, o anche il costo di tutti questi materiali. Se mi rifiuto di sloggiare, l’opzione che mi hanno offerto è quella di tornare in strada.” Cosa succederà alla torre stessa, rimane poco chiaro. Ernesto Villegas, ministro per la Trasformazione Rivoluzionaria di Caracas, ha smentito ai media locali che l’incalzare dello sfratto sia il risultato di un accordo con un consorzio cinese che avrebbe interesse a comperare l’edificio per riutilizzarlo come sede per i propri affari. Ma il ministro è stato poco convincente e in pochi hanno creduto alle sue parole. E dove alcuni vedono solo un progetto di sviluppo fallito, la Urban-Think Tank (U-TT) ha concepito l’edificio – vincendo nel 2012 il Leone d’Oro alla Biennale di Architettura di Venezia – come un laboratorio per lo studio delle comunità verticali. Il progetto Torre David/Gran Horizonte è una proposta innovativa e di riqualificazione, ideata da un gruppo di architetti che vorrebbero trasformare lo stabile attraverso interventi sostenibili da estendere in tutto il mondo. Essi sostengono che il futuro dello sviluppo urbano risieda nella collaborazione tra esperti, imprese private, e la popolazione degli slums o baraccopoli, con l’obiettivo comune di mettere il design al servizio di un futuro più equo e sostenibile.

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