Più soli, più poveri!

La biodiversità globale è minacciata. Gli animali selvatici sono sempre di meno: più della metà di quelli che esistevano 40 anni fa, è scomparsa. Il World Wide Fund (WWF) nel suo rapporto “Living Planet”, pubblicato recentemente, ha rivelato il drammatico declino delle specie animali, ed ha affermato che il trend potrebbe costare miliardi in perdite economiche.

L’indice ha rilevato che le popolazioni dei mammiferi, degli uccelli, degli anfibi, dei rettili e dei pesci sono diminuite del 52%. Spetta agli abitanti di acqua dolce il resoconto peggiore, un calo del 76%. Inoltre, gran parte delle perdite complessive si sono verificate in America Latina, in particolare nella regione neotropicale (America centrale e meridionale, compreso l’arcipelago delle Antille, le Galapagos e l’arcipelago Juan Fernandez), con una drammatica diminuzione della fauna selvatica dell’83%.

Annunci tristi anche per gli orsi polari. Secondo la relazione, infatti, il brusco cambiamento climatico sarebbe la causa principale della loro drastica riduzione nella regione artica. Altro caso di specie in pericolo è la rana d’oro di Panamà. A contribuire alla strage dell’anfibio, oltre la brutale deforestazione, con la conseguente distruzione del proprio habitat naturale, concorre anche una particolare malattia causata da un fungo che non lascia scampo all’animale.

E ancora. Gli elefanti africani hanno subito un crollo di oltre il 60% tra il 2002 e il 2011 a causa del bracconaggio. Ci sono solo 880 gorilla selvatici, ma la buona notizia – e per fortuna che ogni tanto ci sono le buone notizie – è che nonostante le piccole unità che si sono registrate finora, è l’unica specie di grandi scimmie la cui popolazione è aumentata attraverso gli innumerevoli sforzi di conservazione. E si potrebbe continuare anche con altri animali…

Marco Lambertini, direttore generale del WWF International, ha affermato che “la protezione della natura non è un lusso .. è il contrario. Per molte delle persone più povere del mondo, è un’àncora di salvezza.” Ed ha aggiunto “la minaccia alla biodiversità potrebbe creare perdite economiche fino a 428 miliardi di dollari entro il 2050. La pesca globale dà lavoro a più di 660 milioni di persone, e il pesce fornisce più del 15% di proteine nella dieta degli esseri umani.”

La sicurezza alimentare globale futura è in pericolo. Le foreste forniscono acqua, carburante e cibo a più di un miliardo di persone, di cui 350 milioni sono le persone più povere del mondo. L’umanità, si legge nel rapporto, è responsabile dei tagli degli alberi, e gli abbattimenti sono più veloci di quanto possano essere le piantagioni degli stessi; si pesca più di quanto il mare possa riprodurre; il drenaggio di acqua da fiumi e falde acquifere è maggiore se considerate le piogge naturali, e l’emissione del carbonio ha indici elevatissimi rispetto a quello che le foreste e gli oceani possono assorbire.

Salvaguardare la fauna è un atto responsabile di tutti. L’equilibrio vitale degli esseri umani passa anche e soprattutto attraverso l’equilibrio naturale del pianeta. Basti ricordare che gli effetti dovuti alla perdita di biodiversità incombono su molteplici aspetti cruciali della nostra esistenza come la fertilità dei suoli, il loro consolidamento e l’eliminazione dei rifiuti in essi contenuti a cura dei microrganismi che li abitano. E non dimentichiamo la regolazione del clima e del bilancio idrico, la produzione di piante medicinali e di cibo sano.

Tuteliamo la variegata bellezza e l’armonia del mondo naturale e tuteleremo noi stessi.

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