Viaggi fatali

Illegal-Immigration

Ogni giorno, migranti e rifugiati rischiano la pelle cercando di cambiare vita. Il rapporto dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha registrato almeno 40 mila vittime dal 2000 ad oggi. Più della metà,  circa 22 mila, è morta mentre cercava di raggiungere l’Europa; quasi 6 mila i corpi  rinvenuti lungo il confine degli Stati Uniti con il Messico e altri 3 mila sono morti inseguendo le rotte migratorie del deserto del Sahara in Africa e le acque dell’Oceano Indiano.

“Il nostro messaggio è schietto: i migranti muoiono senza un vero motivo,” ha dichiarato William Lacy Swing,  direttore generale dell’organizzazione. “È ora che si faccia qualcosa di più che contare il numero delle vittime. È  il momento di coinvolgere il mondo per fermare questa violenza ai danni di persone disperate.”

Il rapporto IOM, pubblicato col titolo Viaggi fatali – monitoraggio delle  vite perse durante la migrazione, ha elencato il numero dei migranti deceduti,  si parla di 4 mila unità, dall’inizio del 2013, nel tentativo di raggiungere l’Europa.

Più di tre quarti di quelle vittime sono morte nei primi nove mesi di quest’anno. La causa principale resta l’annegamento. Ammassati come bestie, uomini, donne e bambini, sono stipati in carrette facilmente ribaltabili dalle acque del mar Mediterraneo. La loro speranza di ferma sulle sponde del Medio Oriente e del Nord Africa.

Due naufragi al largo di Lampedusa lo scorso ottobre, hanno riportato in superficie più di 400 corpi senza vita. La notizia ha fatto il giro del mondo e moltissime sono state le chiamate di pronto intervento. La Marina italiana ha lanciato l’Operazione Mare Nostrum per cercare di strappare dalle acque i sopravvissuti. Tuttavia, ci sono stati molti più naufragi e molti più morti da allora.

Solo nel mese di settembre si contano almeno 500 morti, periti mentre l’imbarcazione affondava al largo dell’isola di Malta. Si sono salvati in 11. Alcune delle persone a bordo fuggivano dai conflitti di Siria e Gaza; altri inseguivano  il sogno di sfuggire alla persecuzione  – per di più politica – o a condizioni di povertà e miseria per ricominciare tutto daccapo e costruire una vita migliore.

Quest’anno, il primato negli sbarchi sulle coste italiane è degli Eritrei e dei Siriani, sempre secondo il rapporto IOM .

“In assenza di percorsi sicuri e regolari in Europa, molti rifugiati e migranti accettano anche il rischio di annegare nel Mediterraneo come prezzo da pagare per accedere alla possibilità di asilo politico o di un eventuale lavoro”, secondo Amnesty International che chiede all’Europa di fare di più. Inoltre, l’organizzazione ha  sottolineato come l’Italia – che si è sempre assunta l’onere dei salvataggi dei migranti nel Mediterraneo – non potrà essere l’unica a farlo e a tempo indeterminato. “Ci vuole la responsabilità di tutti i Paesi anche perché i “miracolati” spesso vogliono raggiungere altre nazioni europee”.

Amnesty International ha avvertito, inoltre, che con i disordini in Medio Oriente e i conflitti di lunga durata in altri Paesi, il numero di persone che cercherà di raggiungere l’Europa sarà sempre maggiore e non si fermerà. Decine di migliaia di persone sono intrappolate in Libia, un grande paese di transito, e sono alla ricerca di una via d’uscita.

Il numero dei migranti, vittime di pericolosi viaggi per mare è destinato a crescere. “Anche se ingenti somme di denaro vengono spese per la raccolta dei dati sull’immigrazione e per il controllo delle frontiere, poche agenzie raccolgono e pubblicano i numeri dei decessi dei migranti”, ha detto Frank Laczko, capo ricerca IOM. “Trafficanti senza scrupolo, privi di qualsiasi umanità, alimentano un commercio che minaccia ogni giorno la vita di persone disperate. Dobbiamo porre fine a questo macabro ciclo”, ha aggiunto. “I migranti irregolari non sono criminali. È assurdo che scompaiano senza lasciare traccia. Sono esseri umani che hanno bisogno di protezione e assistenza, e il rispetto che meritano.”

Si stima che circa 230 migranti siano morti tra gennaio e settembre di quest’anno, cercando di attraversare il confine Usa-Messico. Poiché le informazioni dalla parte messicana sono poco attendibili, le cifre non comprendono le probabili diverse centinaia di persone che muoiono in America centrale ogni anno cercando di oltrepassare il confine. Tra il1998 e il 2013, un totale di 6.029 persone sono state trovate prive di vita sul  lato americano della frontiera (fonte IOM).

Circa 100 il numero dei dispersi nei mari dell’Australia. La maggior parte di coloro che viaggiano in barca lasciano l’Indonesia, con la stragrande maggioranza degli ultimi anni che annovera tra gli esuli gente proveniente da Afghanistan, Iraq, Iran e Sri Lanka.

Giovanna Scatena

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