Biblioteche, librai e libri

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro (U.Eco)

Arriva l’autunno. È una giornata fredda. Siamo in casa e non ci va di uscire. Cosa possiamo fare? Per iniziare, potremmo preparare una bella tazza di goloso cioccolato oppure una calda e rassicurante tisana e, comodamente seduti o sdraiati in poltrona, scegliere dalla nostra biblioteca un buon libro a tenerci compagnia. L’intimo quadro domestico appena tratteggiato, è la premessa per introdurre alcune riflessioni proprio sulle biblioteche, spazi che mi hanno sempre affascinato dandomi quella sicurezza e riverenza che solo i luoghi sacri sanno emanare. Ho appena letto che, dal 29 al 31 ottobre, le scuole ospiteranno il progetto Libriamoci: una serie di letture ad alta voce che hanno lo scopo di far nascere amore da e per i libri. L’iniziativa è nata osservando il calo dei lettori – dal 49% al 43% – in soli tre anni (dal 2011 al 2013) e, se si considerano gli adolescenti, i numeri sono ancora più preoccupanti: dal 70 si è passati al 60% nella fascia d’età compresa tra i 14 e i 19 anni. Nel XVI secolo, il poeta ottomano Abdüllatif Çelebi, meglio conosciuto come Latifi, diceva che ogni libro della sua biblioteca era “un amico affettuoso e sincero che fuga ogni preoccupazione.” In effetti, i libri – come gli amici – li scegliamo… tranne quelli che ci regalano a Natale o per il compleanno… quanti sono stati doni graditi? Se diciamo biblioteca, il nostro primo pensiero è per quella d’Alessandria.

Centro culturale fondato dai re tolemaici alla fine del III secolo a.C. per seguire le lezioni di Aristotele, fu più volte distrutta – parzialmente e totalmente – tra il 48 a.C. e il 642 d.C.. Oggi la Biblioteca alessandrina è stata ricostruita dal governo egiziano sul progetto di un gruppo di architetti norvegesi. Con un costo di 220 milioni di dollari, un’altezza di 32 metri e scaffalature sufficienti a raccogliere oltre 8 milioni di volumi, la nuova struttura si modernizza ospitando, nelle sue preziose sale, anche materiali audiovisivi e collezioni virtuali.

La biblioteca è il nostro spazio. Il poeta inglese Lionel Johnson era talmente ossessionato dal problema dello spazio che progettò degli scaffali appesi al soffitto, come lampadari. Nella biblioteca di Althorp, proprietà del conte Spencer – che prima di essere venduta nel 1892 contava 40 mila volumi – gli scaffali raggiungevano altezze così vertiginose che, per consultare le file in alto, era necessario l’uso di un gigantesco marchingegno, “una robusta scala su ruote, sormontata da una gabbia contenente uno sgabello ed un leggìo, che faceva somigliare il tutto ad una macchina da guerra medievale”. Nel 2003, dopo le festività natalizie, Patrice Moore di New York, dovette essere salvato dai vigili del fuoco, dopo essere stato per due giorni intrappolato nel suo appartamento sotto un cumulo di giornali, riviste e libri che aveva accatastato per oltre un decennio. I vicini lo sentivano gemere e lamentarsi dietro la porta, che era rimasta boccata proprio da pile di tomi e di carta. Solo dopo aver fatto saltare la serratura con una leva i soccorritori, scavando tra quelle soffocanti montagne di pubblicazioni, trovarono il signor Moore in un angolo della stanza, letteralmente sepolto dai libri. Ci volle più di un’ora per liberarlo e furono riempiti e rimossi cinquanta sacchi di carta stampata prima di riportare alla luce questo devoto lettore (The International Herald Tribune, 31 dicembre 2003). Signor Moore, avrebbe dovuto ordinare i suoi volumi perlomeno in uno studio dove avrebbe potuto farsi un letto a sua misura tra i libri! Nel 1929, Virginia Woolf pubblicò Una stanza tutta per sé, in cui affermava il bisogno di ognuno di noi a ritagliarsi uno spazio privato per leggere e per scrivere: “La nostra mente deve essere spalancata se dobbiamo avere la sensazione che lo scrittore ci stia comunicando la sua esperienza in tutta la sua pienezza. Deve esserci libertà e deve esserci pace.” Gli studi degli scrittori famosi sono curiosi monumenti alla memoria e svelano segreti e passioni dei loro proprietari. Lo studio di Rudyard Kipling nella sua casa in Vermont, la Naulakha, è un’immensa collezione di libri di viaggi e di attività industriali, che testimoniano il suo interesse per la terminologia tecnica esatta; la dimora di Victor Hugo, con i morbidi tappeti e le pareti tappezzate, in Place des Vosges a Parigi, ospita centinaia di manoscritti di storie melodrammatiche e bozzetti di paesaggi spettrali mentre la biblioteca di Borges a Buenos Aires è tutto il suo appartamento – stanze modeste -, dove i libri occupano con misura ed ordine basse librerie in spazi ridotti. Riposano le opere di Stevenson, Chesterton, Henry James e Kipling, parecchi romanzi scientifici di H.G. Wells, La pietra di luna di Wilkie Collins e libri di scrittori argentini ottocenteschi. Inoltre Joyce, Twain, Bennett, Goethe, Milton, i polizieschi di John Dickson Carr, Milward Kennedy, Richard Hull e molti, molti, molti altri. Ogni suddivisione degli scaffali segue un nostro schema mentale. Ogni volume – come già detto – preserva un ricordo e scegliendo un libro portiamo a galla reminiscenze o flashback, volti di persone o luoghi che pensavamo scomparsi per sempre. Invece eccoli lì, nella nostra mente che sopravvivono, pronti a scuoterci non appena sentiamo il fruscio delle pagine che si susseguono l’una dopo l’altra. E, se la lettura è un’arte che ci permette di ricordare l’esperienza comune dell’umanità, allora i governi totalitari cercheranno sempre di sopprimere il ricordo contenuto nella pagina. Basti ricordare l’emblematico rogo nella piazza di Unter den Linden, di fronte all’Università di Berlino, la sera del 10 maggio 1933, quando i libri divennero il bersaglio dei nazisti. Chi distrugge e chi preserva. Dopo il bombardamento di Kabul del 2001, Shah Muhammad, un bibliotecario-libraio sopravvissuto ai vari regimi di intolleranza, raccontò a una giornalista la sua esperienza.Aveva aperto il suo negozio trent’anni prima, riuscendo ad eludere le autorità. La forza di opporsi e resistere per amore dei suoi libri gli era venuta, raccontò, da un verso di Firdausi, poeta persiano del X secolo, contenuto nel Libro dei re: “Quando devi affrontare un grosso pericolo, agisci ora da lupo ora da pecora”. Escogitò quindi di ricoprire tutti i tomi di rosso sotto il regime comunista, e incollare gli stessi con delle strisce di carta che coprissero le immagini di esseri viventi durante il regno iconoclasta dei talebani… servì a poco, i libri vennero bruciati da entrambi e l’uomo, facendosi coraggio, decise di andare a parlare col ministro della Cultura. “Distruggete pure i miei libri”, gli disse, “forse potrete distruggere anche me, ma c’è qualcosa che non potrete mai distruggere”. Il ministro gli domandò cosa potesse essere. “La storia dell’Afghanistan”, rispose Muhammad. Miracolosamente, gli fu risparmiata la vita (Le Monde, 28 novembre 2001. Un anno dopo la comparsa di questo articolo, la giornalista norvegese Åsne Seierstad pubblicava il libraio di Kabul, in cui si racconta la vita di un libraio afghano. Nonostante il protagonista del libro si chiami Sultan Khan, molti degli episodi e delle citazioni sono simili).

Giovanna Scatena

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