Evo Morales: terzo mandato in vista?

L’ex coltivatore di coca ha 41 punti di vantaggio negli ultimi sondaggi rispetto agli avversari, grazie alla politica della “salvaguardia dei beni comuni” e la condivisione delle ricchezze minerarie.
Sopra La Paz, funivie nuove di zecca, colorate di verde e di giallo, scivolano attraverso il cielo. Fuori dalla città meridionale di Potosí, a 4mila metri sul livello del mare, una fonderia a lungo inattiva ha ripreso a produrre lingotti di piombo. Nello stato orientale di Santa Cruz, un nuovo progetto sta portando il gas naturale per cucinare in molte case boliviane.
La Bolivia sta registrando risultati economici sorprendenti con il sistema della nazionalizzazione e un lungo periodo di insolita stabilità politica – contro le previsioni dei critici che non avrebbero scommesso un bolivia

no su Evo Morales.
Invece questo piccolo indigeno, coltivatore di coca, sindacalista, eletto presidente nel 2005, oggi, sorprende tutti. È pronto a vincere di nuovo, anche clamorosamente, per la terza volta, e mantenere la presidenza fino al 2020. Se ciò accadesse, Morales sarebbe il leader più longevo nella storia dell

a Bolivia. “La maggior parte dei boliviani voteranno Evo perché vi sono grandi cambiamenti in atto”, ha detto Marinalda Jemio, studentessa di Legge. Storicamente, le vaste riserve naturali hanno arricchito solo un numero esiguo di boliviani. Con Morales come guida, le cose sono cambiate. Gli investimenti per migliorare il sistema di trasporto, le borse di studio agli studenti, i sussidi per donne ed anziani, e un piano generale atto a controllare l’intera economia nazionale, hanno portato molti elettori a sostenere Morales, soprattutto da quando la ricchezza proveniente dall’industria mineraria sta migliorando le condizioni di vita della gente più povera.
Nel 2002, quando Morales si presentò per la prima volta, l’ambasciatore degli Stati Uniti mise in guardia i boliviani dall’eleggere un uomo salito alla ribalta della politica nazionale come leader del sindacato dei campesinos (contadini) di un Paese con il maggior numero di coltivatori di coca. La coca ha una lunga storia nella tradizione boliviana, ma è anche la materia prima necessaria per produrre la cocaina.
“Morales certamente ha smentito tutti coloro – all’estero e in patria – che affermarono che il suo mandato avrebbe portato il Paese al collasso economico, al caos sociale, alla produzione sfrenata di cocaina, alla violenza e all’allontanamento da parte della comunità internazionale”, ha detto Kathryn Ledebur, direttore dell’Andean Information Network, un gruppo di informazione andina. “Ha colto tutti di sorpresa con l’attuazione di una politica di macroeconomie nazionali, e la capacità di affrontare e contenere la pressione politica degli Stati Uniti, senza conseguenze negative né drammatiche.” Non tutti, però, la pensano così e alcuni dei sui sostenitori sono delusi dalle promesse non mantenute. “Il movimento indigeno è stato tradito da questo governo”, ha protestato Cancio Rojas, uno dei leader del Consiglio nazionale di Ayllus e Markas di Qullasuyu (CONAMAQ), un gruppo di organi di governo tradizionali. Rojas, che è stato imprigionato e poi rilasciato per le proteste contro il lavoro in miniera del 2012, ha detto che il governo ha fallito nei seguenti impegni, quello di responsabilizzare le popolazioni indigene e, di conseguenza, proteggere l’ambiente, cercando, invece, di dividere ed allontanare tutte quelle organizzazioni di indios che hanno contestato le sue politiche e il suo operato.”
Morales ha ripetutamente garantito che avrebbe dato la priorità alla protezione della Pachamama (Madre Terra) ma, secondo l’attivista ambientale Fabrizio Uscamayta, questo non si è mai concretizzato. “Per noi è molto doloroso perché [la gestione ambientale] è stato uno dei principali punti del programma del governo, purtroppo rimasto incompiuto,” ha detto con amarezza.
La Costituzione boliviana, modificata nel 2009, ha permesso a Morales di ricandidarsi nonostante abbia terminato i suoi due mandati presidenziali (numero delle volte consentito dalla Costituzione originaria). Nessuno ha avuto da ridire. Non la Corte costituzionale, né l’opinione pubblica che sembra, invece, sostenerne il movimento. Morales ha una grande quantità di esempi in America Latina che giustificano legalmente l’estensione della presidenza, Alberto Fujimori in Perù, Rafael Correa in Ecuador, e, il più famoso, Hugo Chávez in Venezuela.
Javier Pari, che lavora in una banca di La Paz, dice che Morales vincerà le elezioni non per l’approvazione senza riserve del suo governo, ma perché l’opposizione non è riuscita a generare entusiasmo. “Non c’è nessuna figura politica che ha infervorato gli animi degli elettori dicendo: Siamo diversi, votateci abbiamo un nuovo tipo di governo e di politica,” ha spiegato. “Quindi, anche se le persone lo disapprovano [il terzo mandato], sicuramente accadrà.”
In Bolivia si voterà il 12 ottobre.

Giovanna Scatena

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