Con Elizabeth von Arnim alla volta di Rügen

“Quante volte in queste grigie giornate autunnali ho distolto lo sguardo dalla pioggia sui vetri e dal malinconico velo di nebbia sui campi in novembre, o la mente dalle parole della persona accanto a me, per riandare con un sorriso a quella cena meravigliosa. Non mi furono certo servite vivande sopraffine, poiché lunghe trattative col cameriere produssero solo due uova; ma me le portarono giù per una ripida serie di scalini fino a un cantuccio tra i faggi in riva al mare, e quella sera non c’era al mondo angolo più delizioso. Piena di entusiasmo mangiai quelle uova mormorando, magari un po’ sopra le righe: Che cosa c’è di più bello sulla terra?”. Se lo domanda Elizabeth von Arnim all’inizio del suo viaggio in carrozza verso Rügen, un’isola del Baltico. È il 1901. Il romanzo, nato come guida per tutti coloro che avrebbero desiderato girovagare e scoprire le meraviglie della terra dell’ambra, acquista uno spessore narrativo più complesso, condito di ironia ed humour inglesi.

“Chiunque sia stato a scuola e ricordi ancora quel che vi ha appreso, sa che Rügen è l’isola più grande della Germania, e che si trova nel mar Baltico al largo della Pomerania. È anche l’isola che ho deciso di girare a piedi quest’estate, ma non ho trovato nessuno disposto ad accompagnarmi. Camminare è il modo ideale di spostarsi, se si vuol cogliere la natura autentica delle cose. Solo così si è veramente liberi. Se vi muovete con qualunque altro mezzo che non siano i vostri piedi, arriverete sempre troppo presto, e vi perderete le mille piccole delizie che vi attendono lungo la strada. […] il mio scopo era di raggiungere un luogo, non di arrivarci. E così finii per invitare, di una dozzina o più di amiche che mi riuscì di contare, quelle poche che avrebbero potuto accompagnarmi. Risposero tutte, senza eccezione, che si sarebbero stancate e che sarebbe stata una noia, […]. Di andarci a piedi non se ne parlava neppure, dunque, dato che non potevo certo farlo da sola. Anche se non avessi temuto i vagabondi, e si dà il caso che ne fossi terrorizzata, c’erano pur sempre le Convenzioni, quel bieco mostro dagli artigli d’acciaio costantemente appollaiato sulla mia spalla, ogni volta pronto a strapparmi da tutto quel che c’è di sano e innocente, a impedirmelo. Mi rassegnai dunque alla carrozza, e il motivo per cui scelsi proprio Rügen fu che un afoso pomeriggio, mentre ero nella biblioteca e mi gingillavo pigramente coi libri senza leggerli, prendendone in mano uno e poi un altro, scorrendo le pagine per decidere quale leggere prima, mi imbattei nelle Memorie di una vita felice di Marianne North e lo aprii per caso alla pagina dove comincia a parlare di Rügen.” Così, in barba ad ogni restrizione del tempo, che relegava la donna all’interno “del cerchio stretto tracciato intorno a lei”, Elizabeth “trasgredisce” e si abbandona alla sua volontà di fuga. Oggi Rügen è lo stesso gioiello di allora. Circondata da lidi d’ambra, la terra è un labirinto rigoglioso di meandri e tortuosi anfratti, “con le isole minori sparse nelle acque circostanti; e una miriade di insenature dai bracci protesi nel mare; e con un’immensa foresta, magnifica senza dubbio, […], ora tuffandosi a capofitto nel mare, ora arrampicandosi su per scogliere di calcare, a incoronarle dello splendore singolare dei faggi.”

Nascosta dietro la Cortina di Ferro per mezzo secolo, Rügen è diventata una tappa importante per i turisti tedeschi incuriositi dal luogo dove i loro nonni da bambini trascorrevano le vacanze. Oltre alle molte attrattive balneari, si trovano ovunque piccoli promemoria della guerra fredda. E, ancora prima, durante la seconda guerra mondiale fu la più importante base di U-Boat (sommergibili) della Germania nazista.

La maggior parte dei visitatori esplorano l’isola in mountain bike o a bordo del Rasende Roland, il treno a vapore a scartamento ridotto, che li accompagna nella visita del Castello di Spyker e a godere del sole nella Cockroach Bay, ed è difficile non tornare bambini e immaginarsi come i Famous Five, i protagonisti della fortunata serie di avventure nate dalla penna di Enid Blyton.

Johannes Brahms amava tuffarsi da Sassnitz, sulla costa orientale. Il suo porto naturale di ciottoli fu uno dei principali centri balneari della Germania nel XIX secolo; oggi è un centro per le arti e i mestieri. Elizabeth scrive: “La passeggiata sul mare da Sassnitz a Stubbenkammer vale da sola un viaggio a Rügen.”

Anche lei avrà camminato tentennando sul costone roccioso e avrà ammirato le ripide scogliere di gesso della costa nord-orientale. Quelle stesse facciate bianche sono state rese famose da Caspar David Friedrich, pittore tedesco, esponente del Romanticismo europeo, che le dipinse durante la sua luna di miele qui nel 1818, rendendole immortali.

“I miei pensieri cominciarono ad andare tristemente alla deriva,” – leggiamo ancora in Elizabeth – “diretti verso quei solenni luoghi che Carlyle chiama le Immensità.”

Lo scrittore inglese Christopher Isherwood visitò l’isola nei primi anni Trenta e descrisse la corsa estenuante di un piccolo capriolo inseguito, attraverso il bosco, da un levriero. Le battute di caccia erano all’ordine del giorno. Non è cambiato nulla. Le faggete, ancora folte e lucide, nascondono i rifugi dei cacciatori dove si possono fare tranquilli pic-nic e divertirsi con  vere e proprie altalene.

“Prima di lasciare il viaggiatore, che a questo punto, sono sicura, non ne può più, gli offrirò il seguente concentrato di esperienze: Lauterbach è il posto più gradevole per fare i bagni. A Wiek trovammo la locanda migliore. Lauterbach e Wiek sono i luoghi dove mi sono trovata meglio. Göhren è quello dove mi sono trovata peggio. Thiessow è il villaggio meno caro. Il mio luogo prediletto è Stubbenkammer. Il più bello è Hiddensee. […]. ” (Elizabeth von Arnim)

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