Un tuffo nel passato: l’Italia del Grand Tour

“Ma guarda com’è buffo! Penso che abbia comprato il farsetto in Italia, la calzamaglia in Francia, il berretto in Germania e ovunque quel suo modo di comportarsi”. “Poiché sono un giovane di taglia inglese… Nel modo di vestire ho imitato quattro o cinque paesi diversi allo stesso tempo”. Questi due passi – il primo tratto dal Mercante di Venezia di William Shakespeare, con cui la bella Porzia liquida uno spasimante inglese, e il secondo preso da Unfortunate traveller (Il viaggiatore sfortunato, 1594) di Thomas Nashe che descrive un giovane bellimbusto, simbolo della moda aristocratica del tempo – testimoniano l’inizio del Grand Tour e il fatto che l’Italia ne diventi la meta privilegiata. Ma che cos’è il Grand Tour? È il viaggio di formazione che i giovani aristocratici, i facoltosi gentiluomini,   gli studenti e gli esponenti della borghesia intraprendono, a partire dalla metà del XVI secolo, per conoscere l’Olanda, la Francia, i paesi di lingua tedesca, la Svizzera e, soprattutto, l’Italia. È con il Grand Tour, infatti, che l’Italia assume coscienza di sé e il contributo maggiore è dato dai numerosi viaggiatori stranieri attraverso la loro diretta esperienza come si legge dai diari di viaggio, dalle guide pratiche e dalle loro opere sulla storia del Paese. Parallelamente si afferma un interesse topografico e i disegni, i dipinti e le incisioni dei viaggiatori fissano le immagini stereotipe di ogni città, le loro reliquie, i loro monumenti e, in particolare, i differenti ambienti paesaggistici. Attraverso tali mezzi di diffusione e con i ritmi propri del tempo, si forma così un modo di guardare e di pensare all’Italia: fonti letterarie e documenti iconografici sono agenti essenziali della formazione di una mentalità collettiva. È un puzzle che si viene modellando nel corso di almeno tre secoli – tra il Seicento e l’Ottocento – con una consequenzialità che è sincronica alle vicende storiche non solo della penisola, ma che è funzione soprattutto delle motivazioni ideali che muovono i viaggiatori stranieri prima verso alcune regioni e città, e poi a privilegiarne altre, nuove e poco conosciute. Francis Bacon nel suo saggio “Of Travel” (Del viaggio) del 1612 detta una sorta di catalogo con regole che devono guidare il giovane per trasformare il viaggio in una grande occasione di formazione e di educazione: “Se volete che il giovane apprenda il più possibile durante il viaggio dovrete comportarvi così. Primo, egli deve conoscere qualcosa della lingua del paese in cui si reca; poi deve avere un servo o tutore come guida del paese. Dategli da portare qualche libro sui paesi che visiterà, fate che tenga un diario. Fate che non rimanga troppo tempo in un paese o in una città, fate in modo che cambi spesso dimora da una parte all’altra della città; ciò contribuirà a renderlo più pratico della città, ma fate che frequenti il migliore ambiente della città dove si trova”. L’età considerata idonea per compiere i viaggi era diciotto anni. Per affrontare il Grand Tour si provvedeva ad armare il giovane e i servi per la difesa personale contro eventuali banditi e briganti. Facevano parte del bagaglio anche le scorte alimentari, gli indumenti, i libri, i letti avvolgibili, i passaporti, le lettere di credito, le guide, i certificati sanitari e i medicinali. Questo viaggio per l’Europa richiedeva almeno tre anni; naturalmente il Grand Tour poteva essere più breve, ma il triennio era considerato la durata giusta perché consentiva anche una buona acquisizione della lingua. Il Tour, di norma, comprendeva l’Italia settentrionale con un’escursione da Roma a Napoli, ma pochi viaggiatori si spingevano fino a Sud, anche se il loro numero aumentò dopo la metà del XVIII secolo. Nel Seicento sono gli inglesi i primi a scoprire Venezia e consolideranno questo rapporto con la città nel corso del XVII secolo. Nelle capitali del Grand Tour – Roma, Firenze, Venezia e Napoli – giungono artisti e letterati, ma lentamente viene a formarsi un arcipelago di città e di interessi sempre più estesi: Genova, Siena e Pisa, Bologna e Parma, Milano e Verona, Palermo e Catania. Tra i diari di viaggio che avranno maggiore risonanza ricordiamo quello dell’astronomo Lalande che parte dalla Francia nell’agosto del 1765 per viaggiare attraverso l’Italia un anno intero. Nel 1769 pubblica ilVoyage en Italie: l’opera, in otto volumi, è la descrizione più ampia e completa mai apparsa sull’Italia e si impone per queste sue qualità enciclopediche sul mercato internazionale.

 

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