Un treno per viaggiare, un treno per arrivare.

Con un misto di nostalgia e orgoglio il Giappone ha celebrato il 50° anniversario dello Shinkansen, il treno proiettile (bullet train) che raggiunge gli di oltre 400 chilometri orari. La prima linea ferroviaria ad alta velocità commerciale del mondo fu inaugurata, infatti, nel mese di ottobre del 1964 sulla tratta Tokyo-Osaka. Questo avveniva 13 anni prima che l’Italia celebrasse la sua linea ad alta velocità, quella che collega Roma a Firenze. Il super treno proiettile simboleggiò la rapida rinascita del Paese dalle ceneri della seconda guerra mondiale, rivoluzionando la vita e lo stile di lavoro dei suoi 5,6 miliardi di pendolari. Un esempio: ha ridotto a quattro le sette ore di viaggio della frequentatissima tratta Tokyo-Osaka vantando un’impeccabile puntualità e nessun incidente mortale.

E mentre Tokyo si prepara ad ospitare le Olimpiadi del 2020, JR Central – la compagnia ferroviaria giapponese – sta lavorando ad un nuovo e ambizioso progetto per stupire di nuovo il mondo applicando, questa volta, una tecnologia chiamata levitazione magnetica. Il treno maglev, infatti, corre su ruote in gomma fino a raggiungere 100 chilometri all’ora, a quel punto galleggia a 10 cm dal suolo. La mancanza di attrito permette di raggiungere le velocità record di 505 chilometri l’ora. Entro il 2045 il super treno potrebbe ridurre il viaggio tra Osaka e Tokyo a poco più di un’ora. Risale a pochi giorni fa l’annuncio della prima linea tra Tokyo e Nagoya che coprirà 346 chilometri in 40 minuti alla media di 520 chilometri orari, da completare entro il 2027. Ma non tutti i treni hanno come scopo quello di fare risparmiare le ore di viaggio ai loro passeggeri.

E se a volte avessimo il bisogno di scambiare la fretta e la precipitazione con la lentezza, l’economizzare con il godere di un viaggio? La nostra scelta cadrebbe sicuramente su qualcosa di cui assaporeremmo i colori e gli odori avvicinandoci pian piano, come la frequentazione regolare che accresce un’amicizia. Ecco allora il piacere di tornare indietro nel tempo e provare a viaggiare su treni a scartamento ridotto (tutte quelle reti ferroviarie la cui misura è inferiore a quella dell’ordinario, che è pari a 1435 mm), costruiti in Italia nel decennio 1880-1890. Oggi, delle vecchie ferrovie rimangono solo i binari, trasformati in piste ciclabili o da percorrere a piedi. Si può scegliere la Parenzana che, partendo da Trieste, si inoltrava nella regione istriana raggiungendo Parenzo. La linea costruita sotto l’Impero austro-ungarico, è percorribile per 80 chilometri, sessanta dei quali in territorio croato. I ciclisti o i camminatori potranno abbandonarsi allo spazio e al tempo, attraversare boschi, ponti, viadotti, gallerie e riposarsi in una delle pittoresche cittadine collinari. Oppure scegliere la ferata de Gherdëina, il sentiero nel Trentino della Val Gardena, che collega i paesi di Ortisei e Santa Cristina in Val Gardena, costruita dall’esercito austriaco durante la prima guerra mondiale per raggiungere facilmente il fronte. E ancora la Spoleto-Norcia che sfida chi si appresta ad attraversare i suoi 3 chilometri con due lunghe gallerie buie e abitate da colonie di pipistrelli.

Avventurandosi in queste passeggiate, immersi nella natura, si ha la sensazione che, come due binari paralleli, viaggio e storia procedano insieme. Si torna indietro nel tempo, grazie alla memoria che fa rivivere il passato. Ed al silenzio. Tutto è calmo. Siamo lontani dal cicaleccio del mondo e siamo pronti ad immergerci nei boschi. Procediamo su sentieri che serpeggiano ed è meraviglioso perdere l’orientamento. Un silenzio spietato che a tratti incute timore. “Per tutto il resto del giorno, dentro il bosco, cercavo, trovavo l’immagine dei tempi primitivi di cui andavo delineando orgogliosamente la storia […]. Amo passeggiare a mio piacimento, e fermarmi quando ne ho voglia. La vita girovaga è quella che fa per me. Andare a piedi con un bel tempo in un bel paese, senza fretta, e avere come meta del mio percorso un oggetto piacevole: ecco, di tutti i modo di vivere, quello che più mi aggrada.” (J. J. Rousseau, Confessioni, libro IV)

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