Grand Tour: Consigli per signore di Lillias Campbell Davidson

Nell’Inghilterra vittoriana, all’interno dell’aristocrazia, della piccola nobiltà terriera e della borghesia, le differenze di educazione tra i due sessi sono enormi. Le donne passano la vita in famiglia con tanto di chaperon (accompagnatore) se si trovano in compagnia di uomini, non ricevono istruzione oltre a leggere e scrivere e ai cosiddetti accomplishments (talenti) quali la musica, la danza, l’acquerello e il ricamo. Benché nel 1792 fosse stato pubblicato A Vindication of the Rights of Women (Una rivendicazione dei diritti delle donne) di Mary Wollstonecraft, il dibattito sulla questione femminile era rimasto nei primi anni dell’Ottocento abbastanza in sordina. Verso la metà del secolo, invece, non c’è numero dei principali periodici intellettuali e letterari che non ospiti almeno un articolo su un qualche aspetto della questione. E, oltre a discutere, si pure agisce: l’autorevole filosofo politico e deputato liberale John Stuart Mill presenta un’interpellanza in Parlamento per chiedere la sostituzione del termine «uomini» con «persone» nel Reform Act del 1867. Nel 1869 vengono fondati il Girton College a Cambridge e vari altri college e scuole femminili.

Con i Married Women’s Property Acts del 1870 e del 1872 le donne ottengono per la prima volta effettivi diritti di proprietà, giacché fino a quel momento all’interno del matrimonio tutti i beni appartenevano al marito. Anche il viaggio come lo spostamento, intesi come allargamento dello spazio e come una sorta di “liberazione”, indica una volontà di rottura che crea le possibilità di un nuovo avvenire. Particolarmente affascinante è la lettura di Hints to Lady Travellers. At Home and Abroad (Consigli per le viaggiatrici. In patria e all’estero) di Lillias Campbell Davidson del 1889. La guida, divertente e dalle descrizioni acute, oltre a dare un affresco sociale dell’epoca vittoriana, esplora la complessità del viaggio tutto al femminile ed esordisce sottolineando l’enorme aumento del numero delle viaggiatrici. È unvademecum che illustra tutti le possibili situazioni che possono capitare a una signora e si sofferma sul problema di come mantenere un comportamento ineccepibile durante tutto il viaggio contro volgari e possibili avances: «Molto si è detto sul pericolo che corrono le donne, specie se giovani, quando viaggiano da sole, di essere infastidite dalle attenzioni impertinenti e invadenti da parte di viaggiatori dell’altro sesso. […]. Sono sicurissima che nessun uomo […] oserà trattare con inopportuna confidenza o maleducazione una donna, per quanto giovane, la quale gli mostri chiaramente con la dignità dei suoi modi e della sua condotta che qualsiasi libertà di questo tipo sarebbe un insulto. Di regola una donna che viaggia sola riceve di gran lunga più attenzione e cortesia da parte degli uomini di tutte le classi che in qualsiasi altra circostanza e la maggiore libertà delle donne, che oggi permette persino alle ragazze di viaggiare completamente sole, senza neppure una cameriera, ha raramente conseguenze sgradevoli».

Dai consigli sull’abbigliamento adeguato poi, “l’abito di una gentildonna sarà sempre semplice e poco appariscente. Sarà alla moda ma pratico, preferibilmente nei colori marrone e grigio, o al massimo beige per i climi caldi. […] Le sottane bianche sono inadatte a viaggiare”, ai suggerimenti su come comportarsi con i compagni di viaggio o sulle regole per la scelta di un buon albergo. Raccomanda inoltre di ridurre al minimo il bagaglio visto che gli abiti si possono comperare sul posto o portare nelle lavanderie: «un abito giornaliero e un paio di altri portati con sé saranno sufficienti per un tour prolungato, a meno che non si intenda visitare un centro termale alla moda». Il libro è diviso in due parti, l’una sul viaggio in patria, l’altra sul viaggio all’estero. La prima sezione pone l’accento sul fatto che tutte le viaggiatrici sono accomunate «dall’eccitazione del viaggio, pregustandone avidamente la novità e godendosi la libertà dai doveri di tutti i giorni e dalle fatiche dell’esistenza quotidiana che un viaggio offre loro». La seconda sezione si soffermasull’arricchimento spirituale e mentale del viaggio fuori dai confini del proprio paese.

Il cambiamento poi è un’ottima cura per lo stress a condizione che ci si adatti alle abitudini locali: «dal primo momento che una viaggiatrice mette piede sul suolo straniero e vede l’ambiente insolito […] così lontano dall’atmosfera attenuata di casa nostra, ella sperimenta la sensazione di essere entrata in una nuova vita. […]. Riesce a stento a rendersi conto di essere proprio lo stesso individuo che ha lasciato le cose inglesi poche ore prima». Dapprima strettamente controllate dall’ambiente di partenza, le viaggiatrici si liberano progressivamente, diventano indipendenti perché «il viaggio sul continente è talmente aperto alle donne, che adesso è un’esperienza comunissima trovare all’estero signore che viaggiano da sole […]. Certamente, nessuno tra i molti e preziosi vantaggi derivati all’intero sesso dal trattamento più razionale che ricevono da parte della società, è superiore a questo. L’emancipazione femminile è un termine troppo spesso ridicolizzato e rimproverato […]. Le donne possono abusare di privilegi di cui troppo a lungo sono state private, nel primo disorientamento provocato dal sentire un nuovo potere che è diventato il diritto di ogni donna che ha i mezzi per assicurarselo – di diventare in quanto persona indipendente e non scortata, una viaggiatrice». In nessun caso l’entusiasmo delle donne per il viaggiare ha comportato il sacrificio di ovvi doveri domestici, né ha portato alla luce alcuna qualità in contrasto con la modestia, la grazia e il garbo che devono sempre essere considerati gli ornamenti adeguati del nostro sesso.

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