Quando uno Hobbit salvò l’Europa dalla guerra

Verso la fine degli anni Trenta, un vento di guerra avrebbe spazzato via le certezze in Europa di intere generazioni e il vaso di Pandora si sarebbe aperto di nuovo, liberando il Male assoluto. Si reagì come si poté, fuggendo nei democratici Stati Uniti o nei Paesi neutrali, nascondendosi o restando a combattere per la Patria.

In campo letterario, si rafforzò, una tendenza: il recupero dell’allegoria, dell’anti-utopia, del fantastico e del gotico come forme di sopravvivenza alla catastrofe annunciata, che affermarono la volontà di adoperare strategie libere dalla tradizione del realismo e da quella dell’indagine psicologia, cercando, invece, di coinvolgere un pubblico sempre più vasto di lettori. Una sorta di “evasione” che avrebbe infuso speranza e salvezza. La presenza atavica ma attualissima del male – inteso come entità concreta dominante i destini dell’uomo – si manifesta anche nei romanzi degli anni Quaranta. Perfino uno dei polizieschi di Agatha Christie, Evil Under the Sun (trad. it. Corpi al sole, 1941), si apre con una discussione sul significato del male, e la citazione biblica «Sì, anche il cuore dei figli dell’uomo è colmo di male» viene trasportata nel vulcano in ebollizione del mondo moderno. Nel romanzo, il vicario afferma: «Oggigiorno nessuno crede al male. Al più viene considerato una mera negazione del bene. Il male, dice la gente, è fatto da quelli che non sanno – che non sono civilizzati – che sono degni di pietà più che di biasimo. Ma, Monsieur Poirot, il male è reale! È un fatto concreto! Io credo nel Male come credo in Dio. Esso esiste! Potente! Cammina sulla terra!».

La dicotomia tra realtà bellica, dolorosa e crudele (che sfornò una narrativa cospicua) e la nostalgia per un universo della favola e della fantasia, si annulla nello straordinario racconto di Elizabeth Bowen, Mysterious Kôr (1944), dove Londra, invasa dalla opalescenza della luna e lacerata dai fasci luminosi della contraerea, rievoca nella mente di una delle protagoniste, Pepita, la città africana di Kôr che, alla fine della guerra “sarà forse l’unica città rimasta”.

La stessa tradizione narrativa dell’avventura e della letteratura per ragazzi viene rivisitata alla luce di una più acuta coscienza delle forze distruttrici operanti dentro e attorno alla natura umana.

“Lo Hobbit” arrivò in un mondo in subbuglio. Il mondo è sempre in subbuglio, ma nell’autunno del 1937, meno di vent’anni dopo la carneficina della Grande guerra, la civiltà si trovò di nuovo sull’orlo dell’abisso. In primavera Guernica era stata rasa al suolo dai fascisti in Spagna e, in settembre i giapponesi distrussero Shangai uccidendo migliaia di persone. Forse è questa una delle ragioni del successo del libro di Tolkien: offriva una realtà alternativa, un mondo ‘reale’, perché c’erano violenza e intrighi, il male e il bene, ma era situato in un universo senza bombe e mortai, senza nazisti che marciavano al passo dell’oca e lanciavano bombe incendiarie.” Così leggiamo all’inizio del decimo capitolo intitolato “La guerra e l’anello” all’interno della biografia di J.R.R. Tolkien di Michael White (ed. Bompiani).

Per Tolkien il fantastico (fantasy) è «un’attività umana naturale», genuina quanto l’impulso di operare una fuga, o almeno un distanziamento, rispetto alla crudeltà e alla violenza del mondo contemporaneo. Inoltre, per lo scrittore la creative fantasy ha sul lettore un effetto terapeutico che si sviluppa in tre fasi – Guarigione, Fuga e Consolazione – attinte dall’Universo remoto del Medioevo pre-cristiano che lo ha ispirato dando vita ai confini della mitica Middle Earth (la Terra Di Mezzo). Nel primo romanzo del filologo di Oxford, Lo Hobbit, Bilbo Baggins, rappresentante di un popolo semi-umano (gli hobbit, appunto), pacifico ed amante delle comodità domestiche, si trova coinvolto nella spedizione promossa dal druido Gandalf e da un gruppo di nani, alla ricerca di un antico tesoro, custodito dal feroce drago Smaug. Nella Trilogia di The Lord of The Rings (1954- 1955), il paesaggio della Middle Earth viene dilatato secondo un processo di modificazione dei personaggi, dei luoghi e degli episodi avventurosi, che rende a volte prolisso il tessuto fantastico.

Ancora una volta abbiamo un gruppo di guerrieri capitanati dallo hobbit Frodo (parente di Bilbo) protetti da Gandalf, ma il meccanismo narrativo è più articolato rispetto all’opera precedente. Non si tratta più, infatti, di conquistare un tesoro ma di arrivare nel cuore stesso del territorio nemico, a Mordor, dove impera il Signore degli Anelli, incarnazione del Male, e qui distruggere l’anello dell’invisibilità, un malefico strumento di potere che è caduto nelle mani di Frodo e che corrompe tutti coloro che se ne servono. Il motivo dell’invisibilità appare nella favolistica del Medioevo e del Rinascimento e se ne serve anche il tedesco Faust, celebrato da Marlowe e Goethe, durante le sue scorribande stregonesche.

Ma l’anello maledetto è anche una sorta di prodotto tecnologico, causa ed effetto di un’energia sovrannaturale che riduce la qualità eroica dei personaggi, mostrandone debolezze e mediocrità. Una volta compiuta la missione, al vincitore spetta un normalissimo ritorno a casa. Valicati nuovamente i confini della Contea rurale, Frodo la troverà immersa in un insolito fervore: i tempi moderni, dominati dalla tecnologia e dall’industrializzazione, stanno imponendo il loro ritmo incessante. Ma la coscienza della precarietà della materia dei sogni di cui è fatta la vita – ed il racconto fantastico – e l’elemento ludico e comico presente soprattutto nei personaggi degli hobbit, mostrano il desiderio di Tolkien di far sognare, di raccontare una storia in modo chiaro ed onesto, di scrivere “favole” per i suoi tempi.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s