Strawberry Hill: dall’uomo che inventò il romanzo gotico

Il romanzo gotico ha il suo capostipite in The Caste of Otranto (1764) di Horace Walpole (1719-1797). Infatti, l’opera con il significativo sottotitolo di A gothic story, utilizza il meraviglioso e il sovrannaturale per terrorizzare e aggredire la stabilità di un mondo dominato dal razionalismo. Attraverso il ricorso al magico ed al diabolico l’impulso prevalente rimane quello di insinuare dubbi sui presupposti filosofici che sono alla base del mondo naturale come pure del romanzo realistico. A quest’ultimo, il romanzo gotico imputa come difetti il “semplice” ritratto della realtà, la rappresentazione di una vita troppo angusta e la piattezza della storia, la banale quotidianità degli ambienti. «I nostri romanzi sono rozzi» scrisse Walpole a Madame du Deffand dichiarando di essere stanco di personaggi che trascorrono la maggior parte del loro tempo in salotto e di storie in cui l’acme della vicenda è il matrimonio della protagonista con il ricco e affascinante signorotto del luogo. Così, Walpole stravolgendo le convenzioni del tempo, cercò di «blend the two types of romance, the ancient and the modern» («di fondere i due tipi di romanzo, l’antico ed il moderno») dopo che una notte, svegliatosi da un sogno, immaginò di vedere un pugno gigante corazzato sulle scale di casa. I cinque capitoli del romanzo corrispondono ai cinque atti di un dramma, ed è con trasparenti astuzie di drammaturgo che Walpole colloca nel primo atto gli elementi principali della storia, in quelli centrali le complicazioni necessarie allo svolgimento della tragedia e, quindi, il gran finale. La trama è ingegnosamente costruita e si snoda sulla morale che i peccati dei padri ricadono sui figli. Teatro delle vicende, che risalgono al XIII secolo, è un castello medievale del sud Italia, in cui «si sono depositate visibilmente le tracce dei secoli e delle generazioni», lontano dal resto del mondo nel tempo e nello spazio, elemento fondamentale che permette all’autore di creare la giusta dimensione di paura. Se un sistema ricco e articolato di scambi tra le arti figurative e la letteratura è tipico del periodo ed offre, al nuovo criterio del gusto, ampi e diversi campi di esercizio, il rapporto tra il revival gotico in architettura ed il successo del nuovo genere risponde a una comune ricerca nella storia, di modelli da riprodurre non con il criterio dell’imitazione, ma con quello della fantasia. Ecco allora che Horace Walpole trasforma la sua residenza di Strawberry Hill in un maniero baronale con torri e pinnacoli, chiostri e sale a volta, dove la rivisitazione dell’architettura gotica include reperti della sua storia personale e oggetti del suo appassionato collezionismo. Già all’epoca del suo proprietario, Strawberry Hill era una popolare attrazione turistica visitabile da maggio fino ad ottobre da un limitato gruppo di quattro persone al giorno, munite di apposito biglietto. Walpole stesso accompagnava gli ospiti importanti, come i membri della famiglia reale, ma ben presto si ritirò nel cottage attiguo mentre la governante, Ann Bransom, svolgeva il compito di accompagnatrice attenendosi alle direttive del padrone: “June 24, 1784 To Mr. Walpole’s Housekeeper; You may show my House on Friday morning next to Mr. Panton and Three more, on their delivering this to you, Hor. Walpole.” (“24 giugno 1784. Alla governante del signor Walpole: può mostrare la mia casa venerdì mattina al signor Panton e ad altre tre persone, che le consegneranno questa nota. Hor. Walpole”). I bambini, allora, non erano graditi. Oggi, se vi trovaste a Londra potreste organizzare con amici e famiglia una capatina a Strawberry Hill, nel sobborgo di Twickenham, nel verde ed elegante distretto di Richmond upon Thames, a sudovest della capitale inglese. Potrà piacervi o meno, ma sicuramente resterete a bocca aperta. Come scrisse Walpole, nel 1784 “a very proper habitation for… the author of The Castle of Otranto”, Strawberry Hill è  “una dimora molto appropriata per… l’autore de Il castello di Otranto”.

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Il biglietto originale con nota in corsivo di Walpole alla governante

Gli architetti si sono sbizzarriti nel comporre la villa basandosi sull’architettura delle grandi cattedrali e abbazie gotiche. Tombe medievali, porte ad arco e rosoni sono stati i modelli per i numerosi camini, finestre, porte e soffitti; la pietra scolpita è stata sostituita dal legno, dal gesso e dalla cartapesta.

Walpole ha organizzato il tour di Strawberry Hill come se fosse un’esperienza teatrale, lasciando per iscritto il percorso da seguire alle generazioni future. Ancora oggi, infatti, si entra in un corridoio cupo e tetro, si sale una scala di apparente pietra grigia che introduce nel sontuoso appartamento dove si è investiti da una raffica di cremisi e oro sfavillante. Durante il giro ci si perde tra le ossessive simmetrie delle stanze tutte rigorosamente impreziosite da disegni e acquerelli di artisti come Johann Heinrich Müntz, Thomas e Paul Sandby, John Carter ed Edward Edwards. Tutto è studiato nei minimi dettagli: la galleria principale, “ricca come il Paradiso”, con il suo soffitto, offre agli occhi dei visitatori ricchissimi disegni e ventagli gotici nei colori bianco ed oro. Il giro termina nel giardino del 1747.  I suoi nove acri (circa 4 ettari) includevano un prato e un pascolo fiancheggiato da alberi e una terrazza con vista sul Tamigi. Queste vedute, purtroppo, non sono più possibili dalla villa ma le aree verdi e il bosco sopravvivono. Anche se il giardino è lontano dal suo aspetto originario, la Shell Bench (Panchina a conchiglia) dove Walpole soleva sedere a leggere e riposare, è stata fedelmente riprodotta. Il bosco di tigli è stato ripiantato e come scrisse al suo amico Horace Mann nel 1753:  «it is an open grove through which you see a field which is bounded by a serpentine wood of all kind of trees and flowering shrubs and flowers». (“si tratta di un boschetto aperto attraverso il quale si vede un campo delimitato da un bosco serpentino con diversi tipi di alberi, cespugli e fiori”).

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