Tour di Londra: ci vediamo alle 10 a casa di Poirot

Girovagare per una città, senza avere una meta precisa, può rivelarsi un gioco divertente. Soprattutto se le passeggiate sono letterarie. Lasciando ad altri le visite di chiese, musei e gallerie, se la giornata lo permette, possiamo perderci nelle zone di una città alla ricerca dei luoghi dei romanzi che ci sono piaciuti di più, come una caccia al tesoro. Alla fine, la nostra ricompensa non sarà un baule pieno d’oro né di gioielli, ma qualcosa di più prezioso. Oltre a quella sana stanchezza serale, per aver chiesto ai piedi sforzi non consueti, potremmo vantarci con amici e parenti di aver sorseggiato lo sirop de cassis con Hercule Poirot oppure ascoltato la sonata in sol minore per violino di Sherlock Holmes… ma come? Semplice, facendo loro visita! È dell’anno scorso la mappa dell’artista grafico Dex insieme alla disegnatrice di interni Anna Burles, idea spiritosa e interessante a mio parere,  che  segnala agli appassionati di letteratura inglese gli oltre 250 luoghi letterari della capitale britannica, dove i personaggi dei romanzi di Dickens, Woolf, Orwell – per citarne solo alcuni – hanno agito oppure vissuto. Evitando di perderci tra vicoli e quartieri di questo piacevole ‘girotondo letterario’, ci dedicheremo a quelle strade che ospitarono alcune delle riflessioni più argute di detective e investigatori, eroi dei romanzi “gialli”. Iniziamo il tour da Park Lane. Dopo aver fatto un giro ad Hyde Park e shopping da Harrods, andiamo a salutare Hercule Poirot nel suo appartamento di Withehaven Mansions. Il piccolo gentiluomo belga dalla testa ad uovo, si è trasferito durante gli anni Trenta qui (dopo aver abitato al 14 di Faraway), in questa moderna palazzina che, per proporzioni ed aspetto geometrico, soddisfa a pieno la sua passione per il metodo e l’ordine. Ad accoglierci, l’impeccabile signorina Lemon che ci accompagna in salotto dove Poirot è appena tornato con il suo amico, il capitano Hastings, da Styles Court, un maniero nella campagna dell’Essex. Ci racconta di questo caso e di come le sue “celluline grigie” lo abbiano aiutato ad individuare il vero colpevole e a scagionare John Cavendish, accusato della morte della sua matrigna, la signora Emily Inglethorp. È piacevole ascoltarlo mentre  assaggiamo squisiti cioccolatini belgi e sirop de cassis. Ci dedicherebbe più tempo, ma ci confessa che ha un treno da prendere, l’Orient Express e non vuole perderlo. Sistemandosi i celeberrimi baffi, ci saluta, À bientôt!  Lasciato il raffinato distretto di Myfair, ci spostiamo verso The Strand. Siamo nei pressi di Buckingham Palace. Assistiamo al consueto cambio della guardia e proseguiamo fino ad arrivare al numero 1 di Adelphi Terrace. È la casa di Gideon Fell, nato dalla penna di John Dickson Carr. Il corpulento dottore smetterà di colpo di leggere uno dei suoi libri gialli non appena capirà che siamo italiani e ci offrirà una birra. È un ammiratore del latino e ne fa sfoggio – d’altra parte è stato  docente nel college americano di Haverford ed ora, dice, è impegnato nella stesura di un’opera monumentale, intitolata Usi e costumi riguardanti il bere in Inghilterra dalle origini ai giorni nostri. Lo lasciamo alle sue scartoffie, mentre senza rendercene conto siamo a Whitechapel Road, cuore dell’East End. È scesa la nebbia. Più tardi, in una di questa stradine laterali, Jack lo Squartatore potrebbe fare una delle sue visite notturne. E il dottor Joseph Bell avrà un bel po’ da fare nel cercare di capire chi possa celarsi dietro il feroce assassino. 18477-1w7xyrPare che il brillante medico, dalla fine intelligenza e dalle eccezionali capacità deduttive, ispirò Sir Arthur Conan Doyle per delineare la figura di Sherlock Holmes. I due, infatti,  si conobbero durante gli studi universitari e, per un anno Doyle, prima di laurearsi, fu suo assistente. In questi giorni, Sir Doyle, dice di essere impegnato nella difesa del giovane George Edalji, vestendo egli stesso i panni dell’investigatore per provare l’innocenza del ragazzo. Le argomentazioni e le intuizioni dello scrittore racchiuse nelle lettere che giornalmente invia al capo della polizia dello Staffordshire, Cap. George Anson, oggi sono vendute all’asta a 40mila sterline. Ma intanto la giornata volge al termine e sulla città cala la sera. Siamo arrivati al n.221 di Baker Street. Holmes è seduto sulla poltrona di velluto e Watson è in piedi davanti al caminetto. Il fuoco riscalda la stanza e si respira l’aroma intenso del tabacco. Forse proprio in questo momento il dottor Moriarty da dietro la finestra del suo quartier generale sta architettando l’ennesimo piano come  “un ragno al centro di una tela dai molteplici fili”. Al momento, però, l’investigatore non ha un caso da risolvere, sta solo spiegando i suoi metodi deduttivi, secondo i quali una volta eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità. Guardiamo l’orologio su una delle pareti: sono le 20, ci invitano a restare per cena, ma abbiamo già un appuntamento e dobbiamo declinare. Inoltre, dalla finestra notiamo una carrozza che si ferma. Scende un uomo elegante, ha l’aria preoccupata. Qualcosa mi dice che ha a che fare con un mastino e con la maledizione dei Baskerville. Togliamo il disturbo e ci incamminiamo verso Piccadilly, fino al 110 A, proprio di fronte a Green Park. Ci stanno aspettando Lord Peter Wimsey, investigatore dilettante e sua moglie Harriet, scrittrice di gialli. Sono i personaggi nati dall’idea di Dorothy Leigh Sayers, una delle prime donne a laurearsi all’università di Oxford e traduttrice in inglese della Divina Commedia. L’ambiente è davvero accogliente. Oltre al fuoco che arde nel grande caminetto all’antica e alle pareti zeppe di edizioni rare, tutta la stanza è abbellita da fiori rossi e gialli e dal pianoforte a mezza coda, impaziente di attaccare una sonata di Scarlatti. Prima di servire la cena, il maggiordomo Bunter, ci offre del brandy Napoléon mentre ci spiffera che i due coniugi sono attesi ad Harley Street, dove pare sia stato ritrovato un cadavere in una vasca da bagno. Sono una gran bella coppia, e durante il pasto parliamo della loro passione per la letteratura e delle nobili origini di entrambi; è un piacere sapere (noi non loro) che li aspetta una serena vecchiaia nella campagna inglese lontana da rischi e indagini. Ma manca ancora molto alla pensione. Li salutiamo e potremmo continuare giro, ma se ne avete abbastanza di sangue e omicidi, potete sempre suonare al n. 17 Cherry Tree Lane, nel quartiere di Kensington, dove con un poco di zucchero una rassicurante Mary Poppins vi aiuterà a mandar giù questa pillola amara. Una raccomandazione: non trattenetevi troppo. Col calar del buio potreste imbattervi in uno dei vicini dei signori Banks, Sweeney Todd, il barbiere assassino, di Fleet Street. Niente che James Bond non potrebbe risolvere, ci mancherebbe, ma abita dall’altra parte della città, e perso tra un Martini e  una bella donna, potrebbe non fare in tempo ad arrivare.

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