Giardini all’inglese, un disordine molto ricercato

“Mi piace il mio giardino. Ci sto scrivendo proprio ora nell’incanto del tardo pomeriggio […]. Ci sono così tanti ciliegi intorno a me, alberi maestosi con i rami che sfiorano l’erba, e proprio ora sono così inghirlandati di boccioli bianchi e del verde più tenero, che il giardino pare uno sposalizio. […] Anche dall’altra parte del ruscelletto che segna i confini del giardino a est, e proprio nel mezzo del campo di fiordalisi al di là, ce n’è uno immenso, un’immagine di grazia e di gloria contro il freddo azzurro del cielo di primavera”. Nel 1898 viene pubblicato Elizabeth and Her German Garden (Il giardino di Elizabeth), un diario che racconta i mesi trascorsi dalla scrittrice – la von Arnim della fuga a Rügen – nella tenuta Nassenheide (l’odierna Rzędziny, nella Polonia settentrionale, adiacente il confine tedesco), in Pomerania, dove “per venticinque anni non ha vissuto nessuno nella casa, e tanto meno nel giardino, ed è un posto così incantevole che la gente che avrebbe potuto viverci e non l’ha fatto, preferendo deliberatamente gli orrori di un appartamento in città, dev’essere appartenuta a quella vasta schiera di persone senz’occhi e senz’orecchie di cui il mondo sembra sia per lo più composto. E pure senza naso, anche se non sta bene dirlo; ma la maggior parte della felicità  che io provo in primavera è dovuta all’odore della terra bagnata  e delle foglie novelle”. Il libro ebbe un tale successo che l’anno dopo, il 1899, già contava 21 edizioni e inaugurò la carriera letteraria dell’autrice. Se Virginia Woolf riteneva indispensabile avere una stanza tutta per sé, Von Arnim avrebbe sicuramente optato per un giardino. Come darle torto? I giardini – come le isole – sono luoghi che hanno accompagnato la nostra infanzia, territori misteriosi da esplorare con la giusta dose di magia per sognare ad occhi aperti. E chi non conosce o non ha letto Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett? Se non lo sapete, il giardino esiste e lo si può visitare! È in Inghilterra, nel Kent, a Maytham Hall. In questo luogo – dove soggiornò tra il 1898 e il 1907 – la signora Burnett trascorse intere giornate vagando per il parco e osservando i suoi abitanti. Il piccolo pettirosso che mostra a Mary Lennox la strada per la porta del giardino segreto, in realtà ha davvero guidato l’autrice che scoprì un’entrata nascosta da siepi e felci che le dette l’idea per la storia. Lo stesso volatile potrebbe ripresentarsi e farci da guida alla scoperta della Great Maytham Hall… spettacolare! Facendo un balzo all’indietro, nel XVIII secolo, sempre restando in Inghilterra, il giardino diventa paesaggistico, assume, cioè, la fisionomia di un luogo più (apparentemente) incolto e selvaggio. Nasce, infatti, il landscaping, ossia l’arte di fondere il giardino con il paesaggio. Uno dei primi giardini all’inglese è il Regno giardino di Dessau-Wörlitz in Germania, un chilometrico polmone verde attraversato dai fiumi Elba e Mulde. La creazione di questo gioiello fu un’idea di Leopoldo III, principe di Anhalt-Dessau (1740-1817), che commissionò a Friedrich Wilhelm von Erdmannsdorff la costruzione all’interno di questa immensa oasi verde, appunto, il primo edificio neoclassico della Germania, il castello di Wörlitz (1769-1773). Da allora seguirono altre opere e costruzioni dagli stili più disparati che si possono ammirare passeggiando per tutto il parco, come la casa gotica risalente al 1774 oppure Villa Hamilton, (dal nome dell’ambasciatore inglese del ‘700 a Napoli, sir William Hamilton), un edificio classico con accanto l’isola rocciosa che riproduce il Vesuvio con tanto di caldera e caldaia per eruttare. Durante il nostro girovagare, immersi in un mondo fantastico, verremo rapiti dal gusto romantico del giardino cinese, dai parchi Wörlitz e Sieglitzer Berg o dal Kühnauer. È un museo naturale e architettonico all’aperto da gustare a piedi, in bicicletta – infatti, i singoli giardini sono collegati tra loro da viali labirintici, sentieri solitari e diversi ponti ad arco vicino a rivoli d’acqua e splendide prospettive – oltre che in gondola. Se decidete di andare in estate, avrete l’imbarazzo della scelta tra i numerosi concerti della stagione musicale che invogliano a continuare a sognare.

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3 responses to “Giardini all’inglese, un disordine molto ricercato

    • Grazie Gardentourist :-).
      Complimenti a te per il blog, ho dato un’occhiata… “questo piccolo spazio circondato da bosso profumato è azzurro di lupini e fragrante di timo. Tutto il mio giardino è colmo di rose, tutto il mio spirito è colmo di rima, come un’ape ubriaca io vago dalla casa al giardino e ancora alla casa, e incerta su quale delizia posare, di versi e di rose alterni mi inebrio” 🙂

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