Dopo Verne, quanti modi di girare il mondo!

Quali fantasie possono nascere dall’immaginazione di un bambino di otto anni che resta incantato a guardare per ore le navi che da Nantes salpano per le Indie? Un mondo sconfinato che ispirerà Jules Verne, autore di decine di romanzi scientifici e di avventura che faranno sognare (insieme a quelli di Emilio Salgari, che tratterò a breve) intere generazioni di adolescenti con Ventimila leghe sotto i mari (1870) o Il giro del mondo in 80 giorni (1873), per citare, forse, i più conosciuti. Il protagonista, Phileas Fogg, un eccentrico gentiluomo inglese, lancia la sfida ai suoi amici del Circolo “scommetto 20.000 sterline contro chiunque, che riuscirò a fare il giro del mondo in 80 giorni e anche meno!”. Quindi, dovrà trovarsi al Club alle 20:45, sabato 21 dicembre, essendo partito il 2 ottobre alla stessa ora. Accompagnato dal fedele servitore Jean Passepartout, viaggiando sempre verso Est, inizia la sua avventura su tutti i mezzi di trasporto possibili: dalla mongolfiera al treno, dalla nave a vapore al piroscafo, dall’elefante alla slitta. Le peripezie non mancheranno. Tra le tante, il salvataggio, durate il  rituale del Sati, di una splendida fanciulla indiana, Auda, che diventerà sua moglie. Ma alla fine la vittoria e il bagaglio di conoscenze che riporterà in Inghilterra ricompenseranno tutta la fatica. Amo la figura di Phileas Fogg (e ricordo con affetto anche quella del leone del cartone animato omonimo) che rappresenta, per me, tutte quelle persone capaci di sfidare i propri limiti, gli amanti della scoperta, i fiduciosi nel progresso scientifico. “La porta venne aperta e Phileas Fogg flemmatico comparve./Che c’è, Passepartout?/C’è… c’è, signore… Sono venuto a sapere or ora…/Che cosa?/Che potevamo compiere il giro del mondo in 78 giorni soltanto!/Senza dubbio: non attraversando l’India – confermò il signor Fogg. – Ma se non avessimo attraversato l’India, non avremmo salvato la signora Auda; essa non sarebbe divenuta mia moglie, e… E il signor Fogg richiuse tranquillamente la porta. Così, dunque, Phileas Fogg aveva vinto la sua scommessa. Aveva compiuto in ottanta giorni un giro completo del mondo![…] L’eccentrico “gentleman” aveva svelato in questo affare le sue meravigliose qualità di sangue freddo e di precisione. Ma in seguito? Che cosa aveva guadagnato con tutto quel movimento? Che cosa si era portato indietro da quel lungo viaggio? «Niente», forse dirà qualcuno. Sì, niente, al di fuori di una donna attraente la quale – per quanto la cosa possa sembrare inverosimile – lo rendeva il più felice degli uomini! E in verità, non si farebbe volentieri anche per meno di questo l’intero Giro del Mondo?”. Eppure nel 1889, Nellie Bly (vero nome Elisabeth Jane Cochran o Cochrane), volle emulare l’aristocratico inglese. Partendo da New York, riuscì a farvi ritorno dopo avere fatto il giro del mondo in 72 giorni, 6 ore, 11 minuti e 14 secondi, vincendo la scommessa pattuita con il direttore del giornale americano The World. L’intrepida giornalista, che percorse 40mila chilometri in solitaria, ricevette le congratulazioni dallo stesso Verne. Da allora, naturalmente, ci furono decine di tentativi per battere il primato circa i giorni impiegati per il giro del mondo e nuovi record vennero stabiliti. Ma ho scelto di ricordare la Bly – tra i tanti – per diverse ragioni. La prima è l’ammirazione che nasce dalla solidarietà di genere (o femminile che dir si voglia) verso una donna così indipendente e intrepida. Come fu giornalista, ecco il mio secondo motivo: agì sempre in incognito per avere una storia da raccontare in maniera autentica e mai alterando la veridicità dei fatti, come quella volta che si infiltrò in un manicomio per descriverne le terribili condizioni di vita delle pazienti. In ultimo, doveva avere un carattere alla Rossella O’Hara, protagonista del colossal americano Via col vento, poiché attirò grandi simpatie, ma anche odi impalcabili. Fu, infatti, protagonista a Torino di una vera e propria rivolta da parte di cinquanta donne che, istigate da un frate carmelitano, tentarono di assaltare il vagone letto che la ospitava durante la sosta del suo treno nella città. Il gruppo di pie donne, (perlopiù lavandaie e tessitrici della periferia torinese come scritto sul giornale dell’epoca), furono disperse dalle cariche di alcune pattuglie di Carabinieri a cavallo, mentre il frate venne arrestato. Notizia di questi giorni è il giro del mondo in 90 giorni dell’acrobata Cheetah Platt e della sua compagna Rhian. La coppia, con zaino in spalla e vestito da cerimonia, ha deciso di ripetere il “fatidico sì” in posti diversi non una sola volta, ma quanto più possibile in tre mesi. Partiti da Los Angeles l’8 febbraio scorso, si sono sposati in Colombia, Europa, Marocco, Egitto, …. Si può condividere o meno l’idea, certo è che l’originalità dell’iniziativa avrebbe entusiasmato Mr. Fogg.

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3 responses to “Dopo Verne, quanti modi di girare il mondo!

  1. Bel post, io i miei viaggi li ispiro alle avventure salgariane e dei grandi autori come Stevenson pensavo di essere un pó infantile a seguire su strada le avventure su carta!

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    • Ciao Mondoteo, io faccio lo stesso :-)… e penso che chiunque faccia così, non sia infantile, anzi ripercorrere le strade o le mappe di Stevenson, Salgari, Goethe, North, Emerson, e tanti altri, è come farli rivivere (come quando si leggono i romanzi, gli autori “ritornano in vita”).

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