Ora posso perdere le chiavi di casa, vivo (e lavoro) in albergo!

Vivere in albergo. Vi ha mai sfiorato l’idea? Qualcuno lo fa. Ci sono persone che, alloggiando per settimane o mesi in hotel per motivi di lavoro, finiscono per apprezzarne lo stile di vita tanto da vendere le proprie abitazioni e trasferirsi in maniera definitiva: “Non ho mai dovuto rifare il letto o pulire il bagno”. “Stare in un hotel o un B&B può essere meglio che vivere insieme con un marito o un fidanzato. Ho la certezza che nessun intruso entrerà e c’è sempre chi mi saluta ogni giorno con un sorriso”. Altri, al contrario, reputano la stanza d’albergo “una scatola di quattro pareti, con una scrivania e un letto” e “non è come vivere a casa dove ci si può muovere da una stanza all’altra e pranzare, scegliendo la cucina o il salone” quindi non vogliono restare un minuto di più e anelano a tornare il prima possibile nelle loro tane, al sicuro, tra le loro cose. Eppure c’è un discreto fascino nell’entrare in una stanza d’albergo e pensare a chi c’è stato prima di noi o a chi verrà dopo. Anche abitarci. Dopotutto disporremmo di un bel po’ di ore senza il pensiero di spolverare, riordinare la cucina o fare la lavastoviglie (fortunato chi ce l’ha). E incontreremmo sempre gente diversa (a parte lo staff dell’albergo) con decine di storie inedite da ascoltare… avrà pensato le stesse cose Vladimir Nabokov quando, nel 1961, prese la decisione di trasferirsi sul Lago Lemano (Svizzera) in una suite del Palace di Montreaux? Oppure Hemingway che nei suoi lunghi soggiorni a Pamplona – dove si recò per la prima volta nell’estate del 1924 in occasione della festa di San Fermín che gli ispirò Fiesta – soggiornò sempre al Gran Hotel La Perla. La sua camera, la 217 (ora diventata la 201), è rimasta come era a suo tempo, come se lo scrittore fosse uscito per assaporare lo stufato di toro o l’ajoarriero, e tornare a breve. Restando in Europa, ci spostiamo in Inghilterra, a Londra, nell’elegante Cadogan dove venne arrestato Oscar Wilde. Era il 6 aprile del 1895, quando lo scrittore venne prelevato dalla camera 118 per, accusato di “aver commesso atti osceni con altre persone di sesso maschile”. L’accaduto fu immortalato dai versi di John Betjeman in The Arrest of Oscar Wilde at the Cadogan Hotel mentre a Wilde toccò scontare due anni di lavoro forzato. E si potrebbe continuare all’infinito. Con Ian Fleming, padre dell’affascinante 007, che all’Estoril (Portogallo) scrisse alcuni dei romanzi che hanno per protagonista “Bond, James Bond”. O l’Elephant Hotel a Weimar dove Goethe soggiornò e dove amava sorseggiare qualche bicchierino di madera. Nel 1889 la città pullulava di intellettuali: Schiller è suo vicino di casa; appena fuori città, a Villa Silberblick, Nietzsche alloggia con sua sorella Elizabeth; nella limitrofa Jena, insegna Fichte e successivamente Hegel. Nel 1926, l’albergo ospitò anche Hitler che vi tornò spesso, poiché la posizione di Weimar era ottima, a metà strada tra Monaco e Berlino. A proposito del Führer, a Berchtesgaden, in Baviera, stabilì la sua residenza estiva, il Berghof e, come se non bastasse, i gerarchi nazisti gli regalarono, per il 50esimo compleanno, il «Nido delle aquile» dove ospitare i capi di SS e Gestapo o dove trascorrere romantici fine settimana con Eva Braun. Dal 2001, anno dei lavori, il Nido è stato trasformato in un albergo di superlusso, il Berchtesgaden Intercontinental Resort, con tutti i comfort – beauty farm, wellness center – quasi a voler esorcizzare i fantasmi dell’orrore del Terzo Reich. Dalle Alpi bavaresi, spostandoci ad est, arriviamo a Belgrado dove troviamo l’hotel «Mr. President». Si chiama così perché il proprietario, Dusan Zabunovic, è appassionato di storia e dei “presidenti”, appunto, i cui ritratti o busti sono disseminati per tutto l’albergo. Castro, Stalin, Tito, Ceausescu o JFK o, ancora, la Hitler Room: dormire sotto uno dei faccioni dei capi di Stato costa 140 euro a notte, tutto compreso. Continuando il nostro viaggio negli alberghi, non posso non menzionare il Pera Palace di Istanbul. Costruito nel 1892 per accogliere i viaggiatori dell’Orient-Express, ebbe tra i suoi ospiti (a parte la camera 101 occupata da Ataturk, oggi trasformata in museo) la “regina del giallo”, Agatha Christie. Proprio qui, nella 411, scrisse, infatti, il romanzo Assassinio sull’Orient-Express. E se vogliamo seguire la sagace signora inglese dal Pera Palace spostiamo le valigie all’Hotel Baron di Aleppo, aiutandoci con l’immaginazione perché – purtroppo – l’albergo più antico della città è stato danneggiato a causa della guerra. Per i suoi corridoi ha camminato la storia. Qui pernottarono Lawrence d’Arabia (che chiedeva di alloggiare sempre nella stessa stanza, la 202), Charles Lindbergh, Theodore Roosvelt, Gamal Abdel Nasser, Charles de Gaulle, David Rockefeller e ovviamente la Christie con il suo secondo marito, l’archeologo Max Mallowan. Ultima tappa del nostro tour è l’American Colony a Gerusalemme, un affascinante palazzo ottomano costruito nel 1881 da Anna e Horatio Spafford, arrivati da Chicago, dopo la scomparsa delle loro quattro figlie in un naufragio. Anche qui c’è stato, negli anni, un crocevia di personaggi famosi: Winston Churchill Marc Chagall, Lauren Bacall, Bob Dylan, Tony Blair, Philip Roth, John le Carré e Peter Ustinov, uno tra gli ospiti più affezionati. Nella Pasha Room dell’albergo, durante la guerra del 1947, l’emiro Abdullah negoziò in segreto la spartizione della Palestina con il futuro premier israeliano Golda Meir, travestita da uomo. Ed è sempre nella stessa camera che si tennero le riunioni segrete tra israeliani e palestinesi, incontri che saranno la premessa degli Accordi di Oslo del 1993 e che fanno parte di quel lungo processo di pace che mirava a risolvere il conflitto arabo-israeliano.

 

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One response to “Ora posso perdere le chiavi di casa, vivo (e lavoro) in albergo!

  1. Parte del fascino di soggiornare in hotel deriva, forse, dall’avere con sé solo oggetti selezionati anziché tutti quelli che andiamo accumulando in casa. Non fa sentire piacevolmente leggeri?

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