Santa Severa: Etruschi, castello e cavaliere senza pace

La saracinesca del castello di Santa Severa – frazione di Santa Marinella (Roma) – è pronta ad accogliere, per il secondo anno, i suoi ospiti. Buone notizie per tutti coloro che arrivati da ogni parte d’Italia, negli anni passati, lo hanno trovato chiuso o, peggio, trascurato e abbandonato a se stesso. Dallo scorso 25 aprile fino al 13 settembre, infatti, sarà possibile visitare il complesso architettonico e i ritrovamenti archeologici dei recenti lavori di scavo oltre al Museo del Mare e della Navigazione Antica e alla Chiesa di santa Maria Assunta. Il castello, circondato da tre giri di mura, racchiude un piccolo e grazioso borgo e ricorda il martirio della giovinetta cristiana, Severa appunto, avvenuto sotto Diocleziano nel 298 d. C. Il maniero vero e proprio, però, venne costruito nel XIV secolo  sul sito di Pyrgi, la città portuale etrusca collegata all’antica Caere (l’attuale Cerveteri) fondata tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C. Qui, l’8 luglio del 1864 vennero alla luce tre splendide lamine d’oro – scritte una in punico, due in etrusco – lunghe 18 cm e larghe 9. La maggiore delle etrusche consta di 16 righe ed è uno tra i più lunghi testi in quella lingua finora noti. Il testo punico (11 righe), decifrato, è un’iscrizione votiva posta dal re di Caere, Thefarie Velianas, nel tempio della dea Astarte, e a lei dedicata: “[…] questo è il sacello che ha fatto e che ha donato Thefarie Velianas, re di Cere, nel mese del sacrificio del Sole, in dono nel tempio e nel suo recinto, perché Astarte ha richiesto [ciò] per mezzo di lui, nell’anno terzo del suo regno, nel mese di Kerer, nel giorno del seppellimento della divinità […]”. Il «sacrificio del sole» resta abbastanza misterioso, benché sia evidente il riferimento a cerimonie religiose, circa il «seppellimento della divinità» Sabatino Moscati (archeologo e linguista, 1922 -1997) ne parla come dell’«eco probabile di un antico culto punico, quello del dio che muore e risorge per simboleggiare la scomparsa e la ricomparsa della vegetazione sulla terra» (Archeologia mediterranea). Anche nelle iscrizioni etrusche si è riconosciuto un contenuto analogo. Le iscrizioni sono state datate al 500 circa a.C. e rappresentano un documento importantissimo che illumina aspetti ancora ignoti della storia mediterranea. Testimoniano una forte influenza punica in Italia, insospettata prima della scoperta: nessuno infatti avrebbe mai immaginato che in Etruria si usasse la lingua punica e che a così poca distanza da Roma si adorasse una dea cartaginese. Un altro mistero – di diversa natura – circonda le mura della cittadella. Per gli appassionati di fantasmi e apparizioni, sappiate che si organizzano tour di caccia agli spiriti dopo alcune testimonianze di “strani avvenimenti”. L’archeologa Alessandra Squaglia ha raccontato: «più volte ho sentito bussare alle porte, sono andata a vedere ma non c’era nessuno». E ancora, «una volta mi sono sentita tirare i capelli mentre uscivo. Ho pensato ad uno scherzo ma ero sola. Ho sentito spesso delle voci dalle scale. Aprivo la porta e smettevano, la chiudevo e ricominciavano». Il giardiniere, che vuole restare anonimo, rivela che una sera, mentre era intento nel suo lavoro, ha scorto tra le foglie delle sagome vestite di azzurro. Pensava  fosse la guardia, ma poi ha scoperto che era in ferie. Altri episodi curiosi sono quello di un quadro del Cristo che appeso su una parete di un corridoio è stato trovato in fondo alle scale, e i continui rumori di mobili che vengono spostati, anche se in realtà restano dove sono sempre stati. E come spiegare i rubinetti che si aprono da soli nel laboratorio accanto alla torre e le pesanti tavole di legno appoggiate al torrione che cadono all’improvviso? Una parte degli addetti ai lavori, oltre al parroco, è scettica e non crede a questi fenomeni che relegano nella sfera della suggestione; altri, invece, non escludono la possibilità che tra le mura alberghino presenze che non hanno ancora “trovato pace”. Nel cortile del castello, attorno alla chiesa, gli archeologi hanno riportato alla luce un antico cimitero dove dal IX al XIV secolo sono stati sepolti 415 corpi, tra cui quello di un cavaliere ritrovato dentro un sarcofago, non adagiato ma in ginocchio, con il cranio sfondato da un corpo contundente. Il sospetto è che sia stato sepolto vivo e ora, si starebbe «vendicando», divertendosi a disturbare i visitatori di Santa Severa. Fantasmi a parte, passeggiare sulla spiaggia con il castello medievale a fare da cornice, che si affaccia sul mare, ha sempre la sua dose di romanticismo, soprattutto al tramonto. Un quadro che ha ispirato lo scrittore Giorgio Bassani, autore del Giardino dei Finzi Contini (1962) che ne parla nelle prime pagine del romanzo, scritto durante un soggiorno a Santa Marinella all’Hotel Le Najadi. Si legge nel Prologo: “Da molti anni desideravo scrivere dei Finzi-Contini […]. Ma l’impulso, la spinta a farlo veramente, li ebbi soltanto un anno fa, una domenica d’aprile del 1957. Fu durante una delle solite gite di fine settimana. Distribuiti in una decina d’amici su due automobili, ci eravamo avviati lungo l’Aurelia subito dopo pranzo, senza una meta precisa. A qualche chilometro da Santa Marinella, attirati dalle torri di un castello medioevale che erano spuntate all’improvviso sulla sinistra, avevamo voltato per una viottola in terra battuta, finendo quindi a passeggiare in ordine sparso lungo il desolato arenile stendentesi ai piedi della rocca”. E ancora: “Dove stiamo andando?” chiese Giannina. “Andiamo a dare un’occhiata a delle tombe di più di quattro o cinquemila anni fa” rispose il padre, […], “tombe etrusche.” Anche Mario Monicelli, regista pluripremiato, era solito venire in questo luogo, a gustarsi un ottimo piatto di spaghetti con le telline al Banzai, un ristorante a conduzione familiare, lungo la spiaggia omonima. Se tutto ciò che è stato finora detto non bastasse ad incuriosirvi e a farvi preparare una gita a Santa Severa, sappiate che qui è stata girata una scena del film tratto da Tre metri sopra il Cielo di Federico Moccia… Cominciate a pensare anche voi che qualche ragione quel povero cavaliere fantasma ce l’abbia per protestare? Per liberare l’edificio dall’ospite indesiderato, il custode potrebbe sempre lasciare un biglietto con scritto l’indirizzo di casa del signor Moccia!

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