Trinità non mangiava fagioli ma arrosticini!

Tra i borghi più belli d’Italia, voglio consigliarvi Santo Stefano di Sessanio, immerso nella quiete del selvaggio paesaggio abruzzese in provincia de L’Aquila. Il villaggio, a 1200 metri sul livello del mare, è la porta di accesso al Parco Nazionale del Gran Sasso e ai Monti della Lega ed il punto di partenza per un’escursione che vi porterà indietro nel tempo, nella fortezza di Rocca Calascio, a 1500 metri di altitudine, una delle rocche più alte d’Europa, anche set di film come Il nome della rosa con Sean Connery e Ladyhawke con Michelle Pfeiffer e Rutgen Hauer. Dalla roccaforte si può ammirare un panorama mozzafiato su Campo Imperatore, (quota 2128 m.), una delle località sciistiche più frequentate d’inverno, luogo anche questo di ambientazioni cinematografiche, soprattutto degli “spaghetti western”… chi non ricorda le cavalcate e le scazzottate di Bud Spencer e Terence Hill in Lo chiamavano Trinità? terence hill - trinitàMa Campo Imperatore non è conosciuto solo per le sue piste o per i film con i cowboy. Nell’omonimo hotel, alle pendici del Monte Aquila, nella camera 201, venne tenuto prigioniero dal 28 agosto al 12 settembre del 1943, Benito Mussolini, fino alla sua “liberazione” ad opera delle forze armate tedesche. Si possono ripercorrere i giorni di confino del Duce attraverso le foto, l’ingresso dell’albergo, la camera da letto, il bagno: tutto è conservato in maniera impeccabile. Forse, chiuso nella sua stanza, il leader italiano, avrà rinnegato le leggi del ’38 mettendo in discussione la scelta folle di essersi alleato con un leviatano. L’aria di quella pagina di storia, però, diventa malsana e forse è il caso di tornare a respirare quella più salubre e leggera delle viuzze labirintiche o delle piazzette soleggiate di Santo Stefano. Lo raggiungiamo facendo sosta, lungo il tragitto, nella Chiesa di Santa Maria della Pietà, una piccola e deliziosa costruzione edificata tra il XVI ed il XVII secolo che ricorda il Battistero di San Giovanni a Firenze. L’elegante chiesetta, infatti, ha una forma ottagonale con uno spazio adibito a sacrestia appoggiato ad una delle facciate, ed una cupola divisa in otto spicchi. Il sentiero che ospita Santa Maria è impervio e suggestivo e conduce, come già detto, a Santo Stefano. Anche il villaggio ha la sua storia. A lieto fine. Il paese era un borgo abbandonato con un’alta percentuale di anziani fino a quando, nel 1999, il milionario italo-svedese Daniele Kihlgren in  viaggio per la regione in motocicletta, se ne innamorò. Incantato dalla bellezza genuina del posto infatti decise di ristrutturarlo, trasformandolo nella perla che potete ammirare. Una fetta di giovani che erano andati via negli anni è tornata per contribuire alla ricostruzione e incentivare il turismo della zona. Kihlgren ha comprato varie case siglando un accordo con l’amministrazione per preservare Santo Stefano, restaurare gli edifici esistenti senza costruirne dei nuovi e, soprattutto, senza usare il cemento. In caso vogliate restare a dormire, potete rivolgervi all’Albergo Diffuso, un nuovo concetto di B&B che distribuisce le camere in 32 case restaurate dell’antico borgo. Per una buona colazione casereccia andate al Cantinone mentre alla Locanda sotto gli archi il menu è fedele alla tradizione. Gusterete piatti con ingredienti di un tempo come erbe e legumi, in particolare le lenticchie verdi di Santo Stefano, tipiche solo della regione Abruzzo. Lo stesso territorio che affascinò Carlo Emilio Gadda. Infatti, nel 1934 lo scrittore si trovava nella “terra degli orsi” come inviato speciale della Gazzetta del Popolo di Torino. Il giornale pubblicò in terza pagina una serie di articoli dedicati proprio al suo viaggio nella regione che, molti anni più tardi, verranno raccolti in Meraviglie d’Abruzzo: “arrivi qua in mezz’ora da L’Aquila e in tre ore da Roma […] tre ore di tempo e lire sessanta permettono di trasferirsi da Piazza Colonna a Campo dell’Imperatore, metri 2.112, quali che siano le stagioni, i venti e le nevi.”

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