“La Basilicata esiste, è un po’ come il concetto di Dio, ci credi o non ci credi”

Se volete approfittare delle ultime giornate estive e siete indecisi sulla direzione, il mio consiglio è la poco “sponsorizzata” ma meravigliosa Basilicata con il suo Pollino. Il nostro viaggio inizia a Senise (provincia di Potenza), una piacevole cittadina che dista un’ora dal Parco Nazionale. Visitando il centro storico vi sembrerà di percorrere un labirinto di vie e viuzze abbellite dai palazzi nobiliari tra i quali spicca il castello medievale (XIII secolo) e la chiesa di San Francesco, datata 1200, con il decorativo portale gotico, che custodisce al suo interno, nel presbiterio, un polittico, opera di Simone da Firenze (1523) ed un coro ligneo, testimonianza degli artigiani del luogo. La bellezza del posto, però, è soprattutto naturalistica. Rimarrete a bocca aperta davanti alla maestosità delle acque del fiume Sinni sovrastate dalla diga in terra battuta del Monte Cotugno. È la più grande d’Europa con una capacità di 530 milioni di m³e una lunghezza di 1850 metri. Un immenso lago artificiale che si tinge di turchese e che accarezza le coltivazioni dello Zafarano, il peperone essiccato, tipico del posto, rinomato in tutto il mondo che ha avuto grande successo anche all’Expo di Milano. Nell’agriturismo La Masseria, prepariamo l’escursione al Parco. Da Senise raggiungiamo Rotonda porta d’ingresso del Pollino (2248 m) e tornando indietro nella Storia, unico centro lucano che ospitò, nel 1860, Giuseppe Garibaldi prima che salpasse per Sapri. Il Parco Nazionale comprende oltre al Massiccio del Pollino anche Serra Dolcedorme (2267), Serra del Prete (2181), Serra delle Ciavole (2130) e Serra di Crispo (2054) dove si possono organizzare escursioni (anche notturne), camminate e arrampicate ed ammirare il rarissimo pino loricato. Emblema del Parco, è presente nella Penisola balcanica e in questa parte dell’Appennino Calabro-Lucano tra gli alberi secolari più belli d’Italia. Tiziano Fratus in Il libro delle foreste scolpite (editori Laterza) scrive «Al museo del Parco mi viene regalata una copia dell’unico libro a disposizione sull’argomento: Il pino loricato (1996) di Silvano Avolio, direttore della sezione cosentina dell’Istituto Sperimentale per la Selvicoltura. In questo libro ci sono le immagini di Zi Peppu – o meglio, di ciò che ne resta – il grande pino bruciato il 19 ottobre 1993 sopra le Porte del Pollino. L’albero troneggiava con la sua mole e chioma, poi s’è accasciato e ne resta, come constateremo, un groviglio di legni spenti.» Una volta entrati al Parco, avrete l’imbarazzo della scelta nel percorrere i sentieri che le guide vi proporranno. A piedi, in jeep, a cavallo o con gli sci (in caso andiate durante l’inverno) non dovete assolutamente perdete il Giardino degli Dei che rispecchia davvero il nome che gli è stato dato: un vero paradiso da scoprire e toccare con i suoi colossi eleganti, le ramificazioni fluttuanti nell’aria, le chiome folte e le circonferenze giganti. «Non meno che le statue divine dove splendono oro e avorio, adoriamo i boschi sacri e, in questi boschi, il silenzio» (Plinio il Vecchio). Architetture perfette. Oppure la Grande Porta che vi accompagna in un luogo suggestivo: il Bosco dei Serpenti dove stanno gruppi di faggi di grandi dimensioni, dalle forme contorte e dall’andamento ondulato. O ancora, se amate gli spazi sconfinati, partendo da Piano Ruggio potete attraversare verdi praterie che vi porteranno nel cuore di un bosco che conserva il faggio delle Sette Sorelle. Si chiama così perché il piede dell’albero – si crede – sia l’insieme di sette sviluppi radicali distinti e fusi insieme. Da qui, si raggiunge il Belvedere, un terrazzo panoramico utilizzato in passato come stazione della teleferica per il trasporto del legname. La fatica sarà ben ripagata. “Le querce e i pini, e i loro fratelli della foresta, hanno visto sorgere e tramontare così tanti soli, e visto andare e venire così tante stagioni, e svanire nel silenzio così tante generazioni, che possiamo ben chiederci cosa sarebbe per noi la storia degli alberi, se questi avessero la lingua per narrarcela, oppure se le nostre orecchie fossero abbastanza sensibili da comprenderla” (Maud Van Buren). Per chi volesse portare un romanzo e leggerlo in tutta calma consiglio Orlando di Virginia Woolf dove vengono narrate, sullo sfondo di diversi periodi storici e attraverso le reincarnazioni del protagonista (Orlando appunto che cambierà anche sesso), le vicende della famiglia Sackville-West. L’opera è vivacemente umoristica e potreste accompagnare la lettura (vi assicuro gradevole) sotto l’ombra di una delle querce secolari del posto, senza meravigliarvi di scoprire, alla fine, che anche Orlando – ormai scrittrice di successo grazie al poema La Quercia, elaborato durante gran parte della sua vita – abbia goduto della stessa frescura.

Una curiosità: lo spot Mercedes “Gran Tour” 2015 è stato girato interamente in terra lucana!

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s