Storie del Cactus

Le piante succulente” vi aspettano. Per tutto il weekend, la città di San Lazzaro (Bo) ospita  la decima edizione della Festa del Cactus. Un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di giardinaggio e botanica e gli amanti delle piante. L’evento, promosso dall’Associazione per la Biodiversità e la sua Conservazione, sostiene il progetto VerdiVisioni il cui obiettivo è trovare “casa” a quasi 30mila esemplari di piante grasse, rarissime, per garantirne la conservazione. Ma cosa sono le succulente? Tutte quelle piante che grazie a particolari tessuti  (detti appunto succulenti) riescono ad immagazzinare grandi quantità di acqua, tra cui i cactus. Ma non lasciatevi ingannare: quasi tutti i cactus sono (piante) succulente, non tutte le succulente sono cactus. Tra esse figurano l’aloe, l’agave, la crassula, la yucca, l’oroya, e molte altre, tutte originarie delle Americhe. In particolare, della Wirikuta, il cuore sacro del Messico, il santuario della biodiversità dove piante, animali e minerali da tempi ancestrali sono adorati dal pacifico e spirituale popolo Wixarika, conosciuti anche col nome di Huichol. Da cinque anni una multinazionale mineraria ha messo le grinfie su questa terra e, senza scrupolo alcuno, la sta violando per estrarre l’argento di cui è ricco il sottosuolo. Il progetto causerebbe il prosciugamento delle falde acquifere, la distruzione dell’ecosistema insieme a quella della comunità indigena, ultima erede del culto solare amerindio, che vive ancora oggi nel delicato equilibrio con la natura e le sue risorse. E l’appuntamento bolognese lo vuole ricordare con un convegno Terre violate. In cammino per Wirikuta a sostegno della campagna Salviamo Wirikuta contro le politiche di sfruttamento e speculazione. Tra gli invitati, all’incontro, segnaliamo Santos de la Cruz Carrillo, portavoce dei Wixarika che nel 2011 ha portato le questioni del suo popolo all’attenzione dell’ONU, nel Foro Permanente per le questioni indigene. I Huichol appartengono al ramo linguistico uto-azteco. Venerano il cactus come una divinità poiché – credono da sempre – dispensi longevità, fortuna e salute. In particolare, utilizzano il cactus peyote, (Lophophora williamsii), dai  poteri psicotropi (contiene il principio attivo mescalina), durante la festa sacra, dopo essersi purificati attraverso lunghi digiuni, abluzioni con acqua sacra e castità. Il cactus non cresce sul loro territorio e quindi recuperarlo, nel deserto, è un vero e proprio viaggio: Senza mangiare e senza dormire e senza cose materiali e senza sapere dove vanno, poveri e innocenti, però ricchi della loro anima e della loro vita”, scrive José Benitez Sanchez, artista Huichole, riferendosi al pellegrinaggio. Per noi, invece, sarà molto più semplice avanzare attraverso l’esposizione dei cactus per ammirarne le diverse e molteplici specie: la Myrtillocactus geometrizans dai frutti commestibili che assomigliano a mirtilli, l’Astrophytum asterias, la cui forma dall’alto rimanda ad una stella, l’Hylocereus undatus, i suoi frutti sono più noti come pitaya e i cui fiori straordinariamente belli, emanano un odore dolce vanigliato, l’Obregonia denegrii chiamata così in onore del suo scopritore, il presidente messicano Alvaro Obregon. Le succulente sono facili da coltivare ma, come tutte le piante, hanno bisogno di essere annaffiate periodicamente. Se ben curate possono ringraziarvi con fiori di grandi dimensioni e dai colori sgargianti, nonostante la breve durata che, a volte, comprende, per alcune, solo le ore della notte proprio per ridurre la traspirazione di acqua. Come avete letto, le piante grasse (come tutte del resto) sono identificate con una nomenclatura binomiale latina. Si deve alle ricerche e allo studio del naturalista svedese Carl Von Linné (1707–1778), meglio conosciuto con il nome di Linneo, che dedicò la sua vita alla classificazione botanica. Celebre il suo aforisma: “se non conosci il nome, muore anche la conoscenza delle cose.” Si stimano 25 famiglie di piante grasse (circa 10mila tipi differenti tra loro), di cui la più numerosa è formata dalle cactacee, la cui particolarità è quella di avere il numero delle foglie di gran lunga ridotto o assente o, in molti casi, trasformato in spine. È il caso del tondeggiante Echinocactus grusonii, un imponente pianta grassa, avviluppata da affilate, appuntite spine, volgarmente detta cuscino di suocera… nuore, immaginate il perché!

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