C’è una Ninfa nascosta ad un’ora da Roma

“Al cielo non chiedo altro che una casa piena di libri e un giardino pieno di fiori”. La frase del filosofo Kǒngfūzǐ (551-479 a.C.), conosciuto in Occidente come Confucio, racchiude in poche parole tutta la saggezza del vivere sereno. Libri e fiori per rasserenare, sollevare e riempire l’anima di un uomo. Qualcuno storcerà la bocca, è «naturale». Ma dopo aver visitato i Giardini di Ninfa (Cisterna di Latina) vi rimarrà aperta per lo stupore e tutta la disapprovazione iniziale lascerà il posto ad una bella giornata da trascorrere immersi nel verde. Gli otto ettari di giardino, attraversato dal fiume Ninfa e da numerosi altri ruscelli, vi faranno sentire come Alice nel Paese delle Meraviglie. Troverete più di un migliaio di piante provenienti dai cinque continenti: il noce americano, l’acero giapponese a foglia rosa, un gruppo di yucca e diversi roseti (Rosa Ballerina, Rosa Iceberg, Rosa Penelope, etc.). Da non perdere il cotinus coggygria, noto come albero della nebbia, con le caratteristiche infiorescenze rosa, simili a zucchero filato né, lungo il viale dei cipressi, le erythrina crista-galli, o albero corallo per i suoi fiori dal colore scarlatto simili ad uccelli tropicali. La parte col giardino «roccioso» ospita la coraggiosa iberis la cui lunga fioritura si ammira nel periodo più freddo dell’anno (da ottobre a maggio), l’eschscholzia, i cespi di veronica, il vivace alyssum, la rustica ma raffinata aquilegia. Vorrei dedicare qualche riga all’origine del nome di questo fiore. Per alcuni studiosi simboleggia la colomba dello Spirito Santo, proprio per la forma particolare dei suoi petali che evocano l’immagine del volatile (forse da questa interpretazione deriva il suo nome latino, columbina). Per altri, invece, l’aquilegia rimanda al dolore della Vergine Maria per l’assonanza tra il nome del fiore in francese – ancholie – e la parola melancholie (malinconia), sempre nella stessa lingua. Da qui il significato doloroso che il fiore assunse durante il Rinascimento, tra i simboli della Passione di Gesù. Un esempio, la loro presenza nel dipinto Adorazione dei pastori (1475-1478) del fiammingo Hugo van der Goes dove, sistemati in un vaso di vetro, da soli e non con gli atri fiori- iris, garofani violette -, rappresentano il dolore della Vergine per la morte di Cristo. Mettendo da parte il significato religioso, l’origine del nome è stata interpretata anche come becco o artiglio dell’aquila, considerando la forma uncinata dei petali, da cui la supposizione degli antichi che il fiore rendesse la vista più acuta. Altra possibilità è quella che vede nell’origine del nome la parola latina aquilegium, recipiente d’acqua, ad indicare la caratteristica di questo fiore, quella di trattenere all’interno delle proprie foglie gocce d’acqua e di rugiada. Continuando all’interno degli appezzamenti, ognuno con il suo “tema verde”,  incontrerete l’elegante pino dell’Himalaya, detto “piangente” per la resina prodotta dalle giovani pigne, col suo omonimo messicano. L’area tropicale con la coltivazione dell’avocado, della gunnera manicata  dalle foglie giganti e gli alti e robusti banani. Avviluppate dal verde, le rovine del villaggio medievale di Ninfa vi faranno tornare indietro nel tempo a passeggiare insieme allo storico Ferdinando Gregorovius che, durante il lungo Tour attraverso la Penisola, fermandosi qui ricorderà più tardi in Wanderjahre in Italien (Pellegrinaggi in Italia, 1856–1877) : “Ecco Ninfa, ecco le favolose rovine di una città che con le sue mura, torri, chiese, conventi e abitati giace mezza sommersa nella palude, sepolta sotto l’edera foltissima. In verità, questa località è più graziosa della stessa Pompei le cui case si innalzano rigide come mummie tratte fuori dalle ceneri vulcaniche, invece sopra Ninfa si agita un olezzante mare di fiori, ogni parete, ogni muro, ogni chiesa ed ogni casa sono avvolti in un velo d’edera e su tutte le rovine sventolano le bandiere purpuree del dio trionfante della primavera”. Il carattere tipico delle rovine è il romanticismo che sanno evocare e in questi giardini, con le piante che ne aggrovigliano le colonne, gli archi e le torri, i visitatori sono immersi nel «pittoresco»: “L’occhio e la mente non sono meno colpiti da queste maestose rovine di quanto lo sarebbero stati dall’abbazia integra. Esse generano negli animi generosi una sorta di pietà e stimolano il pensiero a ricostruire la magnificenza del monumento quando ancora esisteva nella sua perfezione”. Quello che scrive John Aubrey,  antiquario britannico del XVII secolo, amante della pittura e delle arti in generale, sembra esprimere perfettamente lo stato d’animo dei visitatori del posto. Irresistibile le fragranze della lavanda e della clematis armandii e l’impatto visivo delle ortensie rampicanti o del carducciano melograno. Il medio-orientale pioppo e il ramificato liriodendron tulipifera, con i fiori simili a tulipani, il boschetto di noccioli. E ancora glicini, gelsomini, papiri. Dalla Cina, il resistente bambù e la frondosa photinia serrulata. L’Australia ci regala la casuarina, debitrice del casuario, un uccello tropicale di cui ricorda il piumaggio vaporoso mentre il Libano offre il suo simbolo nazionale: il cedro. Prima di accomiatarvi, sostate davanti alla suggestiva magnolia stellata che vanta un’origine preistorica. Potete coltivarla anche in casa: la sua crescita è moderatamente veloce e, se si adatta alla sua nuova dimora, può badare da sola a se stessa, regalandovi fiori che sembrano sculture d’avorio e di crema, con tutta la morbidezza e la levigatezza della pelle di un bambino.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s