Non te la prendere, ma sei proprio un nazista!

«Le regole di Goebbels Anzaldi per la Tv pubblica sono chiare: vietato criticare il governo; vietato intervistare portavoce del M5S; il Pd ha sempre ragione; chi sgarra paga (Vianello è avvisato per la seconda volta). Sieg Heil, Pd». È quello che si legge sul blog di Beppe Grillo che, qualche giorno fa, ha paragonato Anzaldi, deputato Pd a Goebbels, ministro del Terzo Reich. Ma chi era Joseph Paul Goebbels? Fu il responsabile del rogo dei 18 mila libri “non germanici” all’Opernplatz (oggi Bebelplatz) di Berlino, il 10 maggio del 1933. Così si rivolgeva agli studenti presenti in piazza: “[…] fate bene, in questa ora tarda, ad affidare alle fiamme i rifiuti intellettuali del passato”. Un controsenso se si pensa che proprio lui all’università studiò filosofia e letteratura (entrambi i professori erano ebrei), con un dottorato conseguito nel 1921 sulle opere e sulla figura di Wilhelm von Schütz, scrittore romantico tedesco. Nella faida interna allo NSDAP (Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi, conosciuto anche come Partito Nazista) che vide Hitler avversare l’ala proletaria del partito, Goebbels si schierò inizialmente a favore di quest’ultima e dei fratelli Strasser, avversando il Führer. Quest’ultimo, però, impressionato dal giovane renano (Goebbels fu una delle figure più colte e intelligenti tra i gerarchi nazisti), lo volle nel suo entourage, tra i suoi fedelissimi collaboratori. E così, nel 1926 Goebbels ruppe ufficialmente con i Strasser per abbracciare la “causa” del Führer che lo premiò nel 1933 con la carica di Ministro della Propaganda e dell’Istruzione Pubblica. Il ruolo gli impose di diffondere l’ideologia del Partito nazista in Germania e controllare le espressioni culturali nel paese. Inoltre, aveva l’incarico di veicolare e ispezionare la stampa e la cultura nazionale. Solo qualcosa di buono poteva redimerlo. Ne ebbe la possibilità. Innamoratosi dell’attrice ceca Lída Baarová, Goebbels progettò di fuggire con lei in Giappone, lasciando sua moglie Magda. Ma il piano non riuscì. Presentate le dimissioni dal suo incarico, vennero rifiutate da Hitler che, anzi, fece allontanare dal paese l’artista. Goebbels allora tentò il suicidio (1938), ma senza successo. Morirà qualche anno più tardi, insieme alla moglie e ai loro sei figli, il primo maggio nel 1945 nel bunker, sotto la Cancelleria, ultimo rifugio dei nazisti. Nel 1946, Albert Speer, ex ministro degli Armamenti e della Produzione bellica, durante il discorso finale del suo processo a Norimberga dichiarò che “la dittatura di Hitler differì da tutte le precedenti per un punto fondamentale. È stata la prima ad affermarsi nell’attuale epoca di sviluppo tecnologico e si è servita fino in fondo di tutti i possibili mezzi tecnici per dominare il Paese. Moderni strumenti come la radio e l’altoparlante hanno impedito a ottanta milioni di individui di pensare in modo indipendente, e pertanto è stato possibile asservirli alla volontà di un suolo uomo”. Uno degli architetti di tale successo fu proprio Goebbels. Da alcuni studiosi del settore, è considerato il primo comunicatore moderno ed uno dei più grandi pubblicitari mai esistiti: è sua la massima secondo cui “una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”. (Peter Longerich, Goebbels biographie). Sua l’idea di strumentalizzare i sentimenti delle persone per manipolare l’opinione pubblica. Si avvalse di ogni mezzo per diffondere l’ideologia antisemita: libri, cinema, radio, musica, stampa e turismo. Riuscì a conquistare scrittori, filosofi, scienziati, intellettuali. “È bello esercitare il potere con i fucili, ma meraviglioso è conquistare il potere sui cuori e sui cervelli”, diceva. Il «diavolo zoppo» – come veniva chiamato Goebbels, a causa di un intervento chirurgico che a quattro anni lo aveva lasciato claudicante – fu la mente alla corte del Führer non meno colpevole di altri gerarchi ritenuti più sanguinari. È interessante notare che per “denigrare”, offendere e disprezzare qualcuno si citino i vari gerarchi dell’ambiente nazista. Mike Godwin, avvocato statunitense, ci spiega il perché citando Usenet (la rete mondiale formata da migliaia di server tra loro interconnessi, ognuno dei quali raccoglie articoli, news, etc., che le persone aventi accesso a quel dato server si inviano) e la seguente regola empirica –reductio ad Hitlerum – secondo la quale: «Mano a mano che una discussione su Usenet si allunga, la probabilità di un paragone riguardante i nazisti o Hitler si avvicina ad 1». Quindi, nel corso di una discussione – a prescindere dall’argomento – qualcuno inevitabilmente criticherà il punto di vista di qualcun altro, facendo dei riferimenti a Hitler o al nazismo, “perdendo” il dibattito che, di conseguenza, si interromperà per lasciare spazio al disprezzo e allo sdegno. In un’immaginaria classifica riguardante gli spietati nazisti resuscitati per offendere, il primato spetta al già citato Goebbels seguito dal Führer. Tra coloro che invece sono stati oggetto di queste “similitudini” spicca, guarda caso, proprio Beppe Grillo:  “Grillo mi ricorda i fascisti, anzi i nazisti: ha la violenza verbale di Goebbels. Un fascio-comunista” (Guido Crosetto, Fratelli d’Italia, 27-4-12). “Grillo parla come Hitler, con lui scappiamo all’estero” (Riccardo Pacifici, Comunità ebraica di Roma, il Giornale, 23-3-13). “Grillo si metta il cuore in pace: non sarà lui a riuscire dove fallirono fascisti e nazisti, Mussolini e Hitler, Starace e Goebbels.” (Oreste Pivetta, Unità, 29-3-13). Tra le personalità straniere, la sig.ra Merkel ha l’indubbio primato, “aiutata” anche dalla comunanza geografica, e proprio mentre scrivo, l’eurodeputato Buonanno della Lega ha tenuto a ribadire la cosa sfoggiando a Strasburgo una T-Shirt con la faccia della Cancelliera abbellita da baffetti di hitleriana memoria.

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