Diario di un killer sentimentale – L. Sepulveda

Stando alle previsioni del tempo, ci aspettano interi giorni di pioggia. Quale cosa migliore se non restarcene a casa, comodamente seduti in poltrona, a leggere? Qualcosa di scorrevole, breve, dallo stile essenziale. Come Diario di un killer sentimentale del cileno Luis Sepúlveda. È un racconto (e non un romanzo), sulle 80 pagine, che si legge tutto d’un fiato – secondo alcuni dal finale scontato, altri invece sono rimasti piacevolmente sorpresi – narrato in prima persona, dal killer appunto. È un uomo in crisi per l’abbandono della sua donna, una francese che, innamorata di un altro, resta in Messico, dove lui l’aveva spedita “per tenerla alla larga mentre portavo a termine un incarico a Mosca”. È un sicario con un nuovo compito ma, questa volta, a causa  anche dello sconvolgimento emotivo, interessandosi alla vita della persona che deve eliminare, commette una serie di errori, fatali per il suo lavoro “mi ero immischiato in quello che non mi riguardava, mi preoccupavano le ragioni per cui dovevo eliminare un uomo, avevo appena picchiato un agente della D.E.A., e come se tutto questo non bastasse, l’immagine della mia gran figa francese mi compariva a dolorosi intervalli nella memoria come uno spot pubblicitario di qualcosa che non avrei mai potuto comprare”. L’unica consolazione la trova dialogando con l’immagine di se stesso allo specchio, tra inseguimenti e sparatorie, e da un’ultima chance che “l’uomo degli incarichi” gli concede prima di ritirarsi definitivamente. L’obiettivo è un trafficante di droga di Città del Messico. Qui amore e lavoro si incroceranno, “l’abbracciai maledicendo quella dannata trappola della vita”, perché il destino non dà scampo. Nella “prevedibilità” del racconto – che però non ne intacca lo stile brillante e le descrizioni quasi fotografiche dell’intera trama  – la personalità del protagonista è ben delineata con quella freddezza e quelle angosce che il suo ruolo richiede. L’intensità emotiva che soffia da ogni pagina, è uno dei tratti caratteristici del racconto, frutto di una delusione d’amore dello scrittore che ha raccontato «Dato che alla responsabile in carne e ossa di quella delusione, non potevo augurare nulla di male, ho voluto prendermi una rivincita, almeno letteraria. […]. Il Diario è nato così, da quella voglia di rivincita. Però poi, quando ne avevo già scritto un bel pezzo, quella voglia mi è passata. Il personaggio ha iniziato a piacermi, a coinvolgermi. […] il romanzo racchiude una riflessione su una solitudine molto tragica: quella dell’uomo attorno ai cinquant’anni, assalito da mille nuove paure, con il bilancio della propria vita ormai da tracciare e la morte che si fa irrimediabilmente più vicina».

 

 

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