Italiani straordinari: Antonio Panizzi

panizzThe League of Extraordinary Gentlemen (La leggenda degli uomini straordinari) ripropone i personaggi dei romanzi vittoriani, amati da ogni lettore. Il capitano Nemo con il tecnologico Nautilus, il dottor Henry Jekyll  con il suo alter ego Mr. Hyde, l’inquietante vampira Mina Murray, l’anticolonialista Allan Quatermain, Skinner l’uomo invisibile e Mycroft Holmes, fratello pigro ma più acuto del famoso Sherlock. A questi si aggiungono  Dorian Gray e l’agente speciale Tom Sawyer. Insieme formano un gruppo di stampo supereroico e – come ricorda il comic – «straordinario» in una Londra del XIX secolo. Ma come si dice, “la realtà supera la fantasia” anche nel bene, ed ecco che nella capitale britannica di fine Ottocento un gruppo di uomini straordinari è esistito davvero, di matrice squisitamente italiana. Non supereroi, ai quali sono stati donati o concessi dei poteri soprannaturali, ma uomini che hanno lasciato la loro parte migliore impressa nella storia. Il primo di cui parlerò è Antonio Panizzi. Emiliano di origine, dovette rifugiarsi, nel 1823, a Londra portando con sé una condanna a morte perché facente parte della setta dei “Sublimi Maestri Perfetti”, affiliati alla Carboneria. Grazie ad Ugo Foscolo, anche lui esule in Inghilterra, ottenne la cattedra di letteratura italiana all’Università di Londra, ma il suo nome resta legato alla storia della Library del British Museum che, senza il suo contributo d’avanguardia non sarebbe, oggi, una tra le maggiori biblioteche del mondo. Venturo Corradini scrive: “La libreria del Museo Britannico era, a quei tempi, in uno stato deplorevolissimo; quantunque ricca di molti volumi, le deficienze in molti rami dello scibile erano molte ed importanti, né bastava l’annuo assegno a colmare le lacune. Nel 1835 e 1836 fu nominata, dalla Camera dei Comuni, una commissione d’inchiesta sullo stato del Museo Britannico”. Panizzi  giocò un ruolo chiave e si trovò subito a dover competere con i Trustees (direttori), ma le sue idee innovative ebbero la meglio, molti provvedimenti furono accolti e, inoltre, venne incaricato di visitare le biblioteche straniere del continente, in un periodo in cui la professione bibliotecaria iniziava ad organizzarsi, discutendo temi ancora attuali, come il ruolo delle biblioteche nazionali, il catalogo e le politiche di accesso (Anna Maria Tammaro, La “fortuna” di un esule italiano a Londra: Sir Antonio Panizzi). Nel 1836 dichiarò: “Io voglio che uno studioso privo di mezzi abbia le stesse possibilità dell’uomo più ricco del Regno di soddisfare la sua curiosità scientifica, di perseguire i suoi scopi di studio, di consultare le stesse autorevoli fonti, di approfondire la più complicata ricerca per quanto è possibile fare con i libri, e sostengo che il governo è tenuto a dargli la più liberale ed illimitata assistenza a questo riguardo”. Suo il merito di aver strutturato le regole di catalogazione – ancora universalmente valide -, “il più stupendo catalogo che si sia non solo compilato ma immaginato”, scrisse al cugino. La Biblioteca del British Museum si era trasformata così in una moderna biblioteca nazionale: aveva duplicato la sua collezione, riceveva con regolarità il deposito legale, aveva ristrutturato la famosa reading room circolare. Con una capienza di trecento lettori e con scaffali aperti riempiti di volumi distribuiti per materia, con una cupola delle stesse dimensioni di quella di San Pietro a Roma, la sala di lettura fu il luogo di riflessione di personalità come Marx e Ghandi. Tutti miglioramenti che contribuirono a far sì che la Library diventasse una vera Biblioteca Nazionale, simbolo della cultura di un’intera Nazione. Nel 1856 ne divenne direttore generale, mentre nel 1869 ricevette il titolo onorifico di Sir dalla Regina Vittoria. Nonostante la sua vita si svolse a Londra – fu molto amico di Lord Palmerston e di Lord Gladstone, primi ministri inglesi – il suo cuore rimase sul suolo italiano, diventando in Inghilterra, una delle più importanti figure del Risorgimento, attirando alla causa italiana le simpatie dell’opinione pubblica e della classe dirigente inglese grazie anche alle sue opere letterarie. Conobbe e scrisse ai più importanti protagonisti di questo periodo: Garibaldi, Mazzini, Cavour e D’Azeglio furono solo alcuni con i quali Panizzi si relazionò. Tornò in patria nel 1868, dopo l’Unità d’Italia, ed ebbe importanti riconoscimenti per “servizi e meriti che avevano illustrato la propria patria così in Italia come all’estero” e fece parte della Commissione Cibrario, che riguardava le biblioteche in Italia. Deluso per come il Regno d’Italia le aveva organizzate, si convinse a tornare definitivamente in Inghilterra l’anno successivo, fino alla sua morte, nel 1879.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s