84, Charing Cross Road – Helen Hanff

Il romanzo epistolare non è mai stato tra i miei preferiti, ma con gli anni ho cambiato idea, soprattutto dopo che il genere in questione mi ha regalato piacevoli letture. Oggi il mio consiglio cade proprio su uno di loro, 84, Charing Cross Road scritto nel 1970 da Helene Hanff (Filadelfia, 15 aprile 1916 – New York, 9 aprile 1997). La protagonista, una giovane scrittrice che vive in America, è un’appassionata di saggistica settecentesca e un’amante della letteratura in generale, alla ricerca di alcuni libri che a New York, la sua città, non si trovano. Si rivolge allora alla vecchia libreria antiquaria Mark & Co. di Londra, che soddisfa tutti i suoi desideri: “Gentili signori, leggo dalla vostra inserzione sul «Saturday Review of Literature» che siete specializzati in libri fuori stampa. L’intestazione «librai antiquari» mi spaventa un poco, perché per me «antico» equivale a dispendioso. Sono una scrittrice senza soldi che ama i libri d’antiquariato, ma da questa parti è impossibile reperire le opere che desidererei avere se non in edizioni molto costose o rare, o in copie scolastiche, sudicie e scribacchiate, della libreria Barnes & Noble”. Inizia così una lunga corrispondenza – dal 1949 al 1969 – principalmente con Frank Doel e poi con gli altri commessi della libreria. Man mano che si spediscono e si ricevono lettere, la corrispondenza formale lascia il posto a quella personale, più intima e il rapporto “cliente-impiegato” tra Helene e Frank si trasforma in una bella amicizia che fa condividere, oltre alla comune passione per i libri e la lettura, anche le loro esperienze e difficoltà quotidiane. «[…] così ho pensato di inviare un piccolo dono natalizio a Marks & Co. […]. Il pezzo più importante è un prosciutto di 6 libbre […]». «Cara Cecily – è la moglie di Frank – […] Quanto alla mia eleganza, assomiglia a quella di un barbone di Broadway. Vivo imbacuccata in maglioni tarlati e pantaloni di lana, qui di giorno non accendono mai il riscaldamento». E ancora: «Cara Helene, […] le allego qualche fotografia, Frank dice che nessuna gli rende giustizia, e che lui è molto più bello; lasciamolo sognare». Il libro è delizioso e vi dispiacerà quando arriverete alla 102sima pagina. È ricco di delicatezza ed ironia, ed è costruito ripercorrendo la corrispondenza vera dei due personaggi. Inoltre vi suggerisce molti autori – famosi e meno – che potreste scegliere come prossima lettura. Tra i tanti: Walter Savage Landor (Conversazioni immaginarie), John Keats Percy Bysshe Shelley, Samuel Pepys (Diario), Oliver Goldsmith (Il vicario di Wakefield) che, in particolare, consiglio per lo stile comico e l’intreccio narrativo. Del libro esiste l’omonima versione cinematografica del 1987, con Anne Bancroft e Anthony Hopkins nei ruoli di Helene e Frank. Nel 1971, Helen volerà in Inghilterra per la presentazione del suo libro e la sua esperienza tra le vie di Londra, la riporteranno alle parole delle lettere del suo amico Frank. Da questo soggiorno nascerà La duchessa di Bloomsbury Street, suo secondo libro.

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