Rose gialle? Ti tradirà!

«Un fiore è breve, ma la gioia che dona in un minuto è una di quelle cose che non hanno un inizio o una fine», scriveva Paul Claudel, poeta e diplomatico francese. Attenzione, però, a quello che regalate; un fiore di bell’aspetto non ha sempre un significato positivo. Il linguaggio dei fiori, infatti, può nascondere insidie sottili. Uno spumeggiante mazzo di rose gialle rivela un’eccessiva gelosia, possessività e un tradimento in agguato. Un bel vaso di begonia è un avvertimento perentorio che ricorda di stare attenti, di avere prudenza. Da evitare la calendula che, ottimo rimedio medico, simboleggia dispiacere, dolore e inevitabili pene d’amore.

E i colori? Indicano, anche loro, concetti diversi. Prendiamo, ad esempio, il turco tulipano. Il rosso costituisce una vera e propria dichiarazione d’amore; il giallo che «c’è il sole nel sorriso» dell’amata; quello variopinto esplicita «hai dei begli occhi» e il color crema «ti amerò per sempre». La tradizione del linguaggio floreale (florigrafia) ha origini orientali molto antiche ma si deve a lady Mary Wortley Montagu, moglie dell’ambasciatore ad Istanbul, l’introduzione dei significati simbolici dei fiori in Inghilterra.

Infatti tra il 1716 ed il 718 la signora inglese ebbe dalla Turchia una fitta ed originale corrispondenza con il poeta Alexander Pope. Le lettere della nobildonna erano infatti “alla turca”, consistevano, cioè, di una busta contenente alcuni oggetti che rappresentavano, ognuno, una frase o una parola, abbinati a dei fiori. In Francia, nel 1819, Madame Charlotte de La Tour, diffuse la cultura dei fiori con la pubblicazione di Le langage des fleurs, catalogando i boccioli a seconda delle stagioni e del loro significato. Il libro riscosse un tale successo in patria e in tutta Europa che molti scrittori si cimentarono nell’elencazione floreale. Ricordiamo, ad esempio, il reverendo Hilderic Friend, autore di A Glossary of Devonshire Plant Names a cui seguì, nel 1884, Flowers and Flower Lore. Simon Blocquet nel Nouveau Langage des fleurs (1891) classificò i significati dei fiori in base al loro colore e al loro profumo: i bianchi simboleggiavano la purezza, gli arancioni la verginità e la rosa, con le sue molteplici varietà, presentava ventuno significati diversi. E ancora Jean Ignace Isidore Gérard la cui opera, Les Fleurs animées (1847, in due volumi), è davvero spassosa: i versi poetici e satirici sono alternati a deliziose illustrazioni dei fiori, trasformati in esseri umani. Nelle scene floreali antropomorfe, infatti, si rispecchia la moda e la società dell’epoca. Il significato simbolico dei fiori, però, non è universale e non sempre troviamo uniformità tra le culture.

L’arte giapponese della composizione dei fiori, l’Ikebana, ha un simbolismo particolare: il fiore è l’emblema del ciclo vegetale e la stessa composizione è fatta seguendo uno schema preciso. Il ramo superiore è quello del Cielo, il mediano quello dell’Uomo, l’inferiore rappresenta la Terra; così si esprime la triade universale nella quale l’essere umano ha il ruolo di mediatore tra la volta celeste e il mondo e, al di fuori di questo ritmo, non c’è composizione viva. Il simbolismo floreale della tradizione celtica annovera (senza menzionare gli alberi per i quali ci vorrebbe un articolo a parte) Blathnat (dal significato come un fiore) nella mitologia irlandese. È la moglie del re del mondo Curoi, che tradisce il marito per amore dell’eroe Cú Chulainn e Blodeuwedd (viso di fiori), divinità lunare gallese, creata per magia dall’insieme di nove fiori. Anche lei tradirà suo marito, il dio Llew e il finale per entrambe non sarà né lieto né felice; il fiore qui appare come simbolo di instabilità ed evoluzione perpetua. Presso gli aztechi i fiori, oltre ad essere fonte di ispirazione per poeti ed artisti, scandivano le fasi della storia cosmogonica, ovvero la nascita dell’universo. Infatti, il Fiore era uno dei venti segni dei giorni, quello del nobile e del prezioso che rappresentava i profumi e le bevande; esso raffigurava il geroglifico della preghiera ed era legato al corso regolare del tempo.

Anche per i Greci i fiori sono simbolicamente importati e molti sono i miti che li vedono protagonisti. Ricordiamo Persefone, futura regina degli inferi, rapita da Ade mentre coglieva i fiori nelle vaste pianure della Sicilia. Oppure la storia della sfortunata Clizia. La ninfa, innamorata di Apollo, ma non corrisposta, passò il resto dei suoi giorni seduta a terra, immobile, a seguire con lo sguardo il percorso del carro del Sole. Il dio, impietosito, la trasformò in girasole, il fiore appunto che cambia inclinazione durante il giorno secondo lo spostamento del sole nel cielo. Il fiore delle narrazioni greche incarna un centro spirituale, un archetipo dell’anima. Questo legame tra noi e il mondo vegetale è testimoniato miticamente – come abbiamo visto – dalle infinite metamorfosi di esseri umani in fiori (o piante), oppure dai miracolosi concepimenti di donne che inghiottono un seme o un fiore per ottenere la fertilità, come nel mito di Attis la cui madre venne fecondata da una melagrana.

Una delle dimostrazioni di “fratellanza” tra uomini e fiori risale all’anno scorso, quando una casa abbandonata nella città di Detroit (Michigan) è stata convertita in Flower House con muri e soffitti ricoperti da fiori di ogni qualità e colore. L’idea è nata alla statunitense Lisa Waud, specializzata in design vegetale e riqualificazioni che, affascinata dalle potenzialità della flora di modificare lo spazio, ha creato questa sorta di giardino urbano.

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