Amazzoni: forse non avevano un seno (falso) ma di certo avevano le palle

 

 

Cosa hanno in comune Wonder Woman e Lady Oscar? Ve lo dico io: sono donne, mi hanno accompagnato nei travagliati (da un  punto di vista televisivo) anni ’80 e soprattutto hanno le  “palle quadrate”. Mi innamorai di loro prima che dei maschioni tipo He-Man, che con quel caschetto biondo alla Nino D’Angelo oggi faticherei a riconoscere come “Master of the Universe” (però la musica spaccava), per quel misto di delicatezza unita a forza che non sfociava mai nell’antifemminilità. Riempivano di mazzate tutti ma sempre con stile. Forse proprio per questo negli anni ho accumulato cataste di libri che parlano di donne guerriere: dalla mia preferita, Giovanna D’Arco fino a quelle di cui vogli scrivere oggi, le famose e sfuggenti Amazzoni.

Ho da poco letto The Amazon. Lives and Legends of Warrior Women across the Acient World di Adrienne Mayor (pubblicato nel 2014) che ricostruisce la vita delle donne guerriere, basandosi sui ritrovamenti archeologici e sull’analisi comparativa di leggende e poemi epici, sfatando alcuni miti che le riguardano. Uno tra tanti, quello che le priva di un seno per facilitare l’utilizzo di arco e frecce. L’autrice suggerisce un’origine plausibile per questa credenza: i Greci amavano l’etimologia non importa quanto fosse spuria, e la parola amazzone doveva suonare – con la a privativa, col significato di senza e mastos seno – più musicale e piena di fascino linguistico. Ma, come sottolinea la Mayer, le centinaia di immagini dell’iconografia vascolare (cioè su vasi e anfore) ritraggono queste donne con entrambi i seni, tatuate e quasi sempre a cavallo. E che dire dell’abbigliamento? È moderno: alcune guerriere indossano dei leggings fantasia e borchiati, calze aderenti e pantaloni; inoltre è stata ritrovata una coppa che mostra Atalanta in uno strophion, una sorta di reggiseno sportivo: immaginate l’orrore dei greci, in particolare gli Ateniesi – le cui mansuete mogli conducevano una vita appartata, prive di scelta e di movimento, coperte da tuniche che sfioravano il pavimento – nell’assistere a tali libertà. Le amazzoni erano affascinanti e pericolose allo stesso tempo. Eracle (Ercole) nella sua nona fatica dovette impossessarsi della cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni; Achille si scontrò con un’altra sovrana, Pentesilea, arrivata a Troia per liberare la città dall’assedio greco e dopo lunga battaglia, perì per mano di piè veloce che si innamorò di lei quando le tolse l’elmo scoprendo che si trattava di una donna.  L’imperatore Nerone aveva confiscato una statua di bronzo ad un’amazzone e, si racconta, che non viaggiò mai senza di essa; il suo nome era Euknemon, dalle belle gambe. L’ideale della donna atletica che può baciarti o ucciderti non ha perso nulla nel corso del tempo; il concetto è ben illustrato nella splendida foto della 24enne Katharine Hepburn che nel 1932 veste i panni di Antiope, regina delle amazzoni e moglie di Teseo, famoso per l’uccisione del Minotauro. Però le amazzoni non appartengono solo al mondo greco; lo storico romano Curzio Rufo e l’ellenico Strabone riferiscono che Alessandro Magno, mentre si trovava in Battriana (l’odierno Afghanistan settentrionale), nel 323 a.C., incontrò la regina delle Amazzoni Talestri, accompagnata da un corteo di trecento donne. Scesa da cavallo, con due lance nella mano, la regina aveva un solo scopo, quello di giacere col Macedone per generare un figlio con qualità straordinarie;  Alessandro accettò la proposta e si appartarono per tredici giorni ma come andò a finire resta un mistero. Di certo si divertirono.

Spostandoci in America Latina ricordiamo Francisco de Orellana, esploratore spagnolo del XVI secolo che, navigando un lungo corso d’acqua, si imbatté in una popolazione di donne guerriere «molto alte e chiare; hanno chiome molto lunghe e arruffate. Sono molto robuste e girano nude senza vergognarsi con arco e frecce tra le mani, combattendo come dieci indios […]» che cercarono – inutilmente – un modo per respingerlo. Per ricordare l’incontro, il viaggiatore dedicherà loro uno tra i fiumi più importanti del mondo: il Rio delle Amazzoni. Anche l’Africa celebra le sue guerriere: l’antico regno di Dahomey  (l’attuale Benin), infatti, contava sulla protezione di un vero e proprio esercito femminile «in grado di competere con gli uomini in quanto a resistenza e capacità di sopravvivenza alle privazioni», testimonia l’esploratore britannico Francis Burton. Per chi volesse scoprire di più sulle amazzoni africane, può leggere una serie di racconti fantasy di Charles R. Saunders (di cui purtroppo solo una piccola parte è stata pubblicata in Italia). Anche tra i Celti era normale incontrare donne guerriere nonostante la loro fosse una società patriarcale nella quale, però, sarebbe stato impossibile il formarsi di gruppi di amazzoni. Miti e fonti storiche d’Irlanda e del Galles testimoniano che era consentito alle donne di apprendere l’arte del combattimento per seguire gli uomini in battaglia ma non di formare gruppi autonomi. Ricordiamo però l’indomita Boadicea (o Budicca), regina degli Eceni, una popolazione stanziata nell’odierna Norfolk , che guidò la più grande rivolta anti-romana delle tribù dell’Inghilterra; nonostante fossero inferiori di numero, i Romani, sfruttando la loro superiorità tattica, sconfissero la regina che, per non cadere in mani nemiche, preferì avvelenarsi (60-61 d.C.).

Insomma, per concludere la panoramica su queste donne guerriere di cui abbiamo appena tracciato un profilo, si potrebbe affermare con una certa dose di sicurezza che la più saggia sembra essere stata Telestri. Sapendo di non poter sconfiggere il proprio nemico, Alessandro il Macedone, sul campo di battaglia, decise di spostare la lotta su un territorio a lei più favorevole. E visto che sembra se ne sia andata con le proprie gambe dal rendez-vous, le va riconosciuto il merito di aver sedotto e abbandonato uno tra gli uomini più potenti che l’umanità abbia mai conosciuto. Sembra lui fosse pure affascinante, quindi doppia stima per lei.

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