I colori dell’Andalusia

20160523_163710Descrivere l’Andalusia non è facile; gran parte del suo fascino deriva dall’eredità di tutti quei popoli che l’hanno abitata e conquistata: in ogni città che visiterete – che sia  Siviglia, Cordoba o Granada – rivivrete i fasti dell’Islam e la fierezza degli Iberi, la potenza dei Romani e la spavalderia dei Cartaginesi. Una combinazione di stili perfettamente riuscita, un’ampia mescolanza culturale che fa dell’Andalusia una terra seducente, come le ballerine del suo flamenco, dove sentirete forte il desiderio di tornare. Non vi annoierò nella descrizione solo di cattedrali e monumenti, ma proverò a raccontarvi i posti visitati attraverso una veloce pennellata di colore.

Il giallo di Malaga

È la città dove siamo atterrati. È quella che mi è piaciuta di più: poco affollata dai turisti (forse perché era fine maggio), a misura di bambino, impreziosita da curati giardini botanici, con un centro storico raccolto. Qui troneggia la cattedrale gotica, che si raggiunge da più lati percorrendo viuzze caratteristiche, sulle quali domina il castello di Gibralfaro. Una curiosità legata alla cattedrale: è detta La Manquita, avente un solo braccio, proprio perché una delle torri campanarie fu lasciata incompleta.

20160723_114907Ma perché il giallo? Qui il sole splende più vivo che in qualsiasi altra città e i sui raggi indorano la sabbia di una delle spiagge della Costa del Sol. Giallo come l’aura dei lampioni che ne impreziosiscono l’atmosfera notturna, canto de amor en luna llena. Giallo che mi ricorda il periodo africano di Pablo Picasso che, il 25 ottobre del 1881, ebbe i natali a Málaga e del quale potrete ammirare o “criticare” le opere visitando il museo che del pittore prende il nome.

Ma se non volete fare tappa nella pinacoteca,allora vi consiglio delle rilassanti passeggiate nei giardini malacitani, dove vi sembrerà di entrare in un mondo magico dominato dalla natura. A partire da quelli cittadini, accesso al porto e alle acque del Mediterraneo, passando per l’oasi dell’Alcazaba, per finire a sostare nel parco botanico (Jardín Botánico), un vero e proprio paradiso di alberi e fiori esotici trasportati secoli fa su galeoni e velieri da pazienti cacciatori di piante (a cui varrà la pena dedicare qualche articolo) da ogni parte del mondo: America latina, Filippine, Indonesia. I sentieri sinuosi con gli incantevoli laghetti, le scenografiche cascate e i ruscelli d’acqua, fanno da cornice ai frondosi glicini, ai possenti ficus, agli esotici ibiscus… viaggerete facendo la vuelta al mundo en 80 árboles (il giro del mondo in 80 alberi) alla ricerca di piante e fiori attraverso i secoli.

Un’intermezzo: Gibilterra

Se volete assaporare un po’ della “vecchia Inghilterra”, Gibilterra fa per voi. A 800 chilometri a sud di Portsmouth, la Rocca mantiene, superba, la sua natura britannica. Passata la dogana (qui mi sono divertita a osservare dove e con quale meticolosità chi vive del mercato nero nasconda le sigarette) sarete trasportati in un Londra in miniatura che, con i suoi pub, negozi di souvenir, musei e monumenti storici, pare seguire il monito del Primo Ministro, Fabian Picardo, che si è espresso dicendo che «Gibilterra non sarà mai spagnola, neanche in parte». In realtà, può essere vero solo se ci si riferisce all’architettura o se pensiamo al Trafalgar Cemetery, dove riposano i marinai inglesi morti nella battaglia omonima nel 1805. Ma la storia annulla la dichiarazione del politico: nel XVI secolo un gruppo di genovesi raggiunse Giblterra e vi si stabilì, dedicandosi alla pesca e a diverse attività commerciali. Nel censimento del 1753 risultarono la comunità più cospicua dell’intera popolazione tant’è che l’italiano fu usato, al pari dell’inglese e dello spagnolo, nei documenti ufficiali fino al 1830. Oggi restano i cognomi liguri ad evocare i trascorsi italiani della colonia inglese. Per non parlare dell’origine del nome che deriva dall’arabo Jebel Tariq (da cui Gibilterra), montagna di Tariq, riprendendo appunto il nome del comandante berbero che per primo diede avvio alla conquista islamica della Spagna visigota nel 711. Tornando ancora indietro nel tempo, tra storia e leggenda, Gibilterra era conosciuta come Calpe, una delle Colonne d’Ercole, la fine del mondo, da dove l’uomo poteva immaginare l’esistenza di altre terre… dalla Rocca lo sguardo raggiunge le coste del Marocco…

Una pennellata d’azzurro: Conil de la Frontera

20160518_194246È stata una vera e propria scoperta. Ci siamo ritrovati per caso in questo piccolo villaggio di pescatori lambito dall’Atlantico, e ce ne siamo innamorati. Le vie, strette e lunghe, dove si avvicendano case basse con i muri bianchi, molti dei quali abbelliti da cascate di fiori, i cortili invasi dal verde e le piccole piazze, incorniciano il borgo, adatto a trascorrere belle giornate di relax ed ozio sulle spiagge meravigliose.

20160110_164827Non aspettatevi la movida delle grandi città ma anche qui si fa fiesta: si mangia divinamente (e si beve pure), c’è musica dappertutto e si scambiano quattro chiacchiere con gli abitanti del posto. La particolarità del luogo deriva dal fatto che non è segnalata dalle guide turistiche (almeno quelle che avevamo appresso) e da una semplice bellezza, che può essere quella di andare presto in spiaggia e vedere Conil coperta dalla nebbia, la stessa nebbia che diradandosi vi rinfrescherà mentre l’aria frizzante dell’oceano vi riempirà i polmoni. Da non perdere – e sicuramente non accadrà, dato che l’omino all’entrata non si lascerà scappare l’occasione per invitarvi, anche fosse la 20esima volta che passate di là – il Museo Municipale delle Raíces Conileñas.

Trattegiata di Bianco e Marrone: Cádiz

Perdetevi nei barrios della città europea più antica, percorrete la strada che porta al Castello di San Sebastian, sorseggiate un buon bicchiere di Sherry o del vino tinto in uno dei locali sulla spiaggia mentre blanca de luz y recoleta reflejada, cual luna, en la caleta. Oppure crogiolatevi sotto il sole a Playa de la Caleta, che gli appassionati di cinema e i fan di Halle Berry riconosceranno come set della scena in cui l’attrice, in un abbagliante bikini arancione, esce dall’acqua in La morte può attendere (2002), ricordando Ursula Andress, la più famosa bond girl, in Agente 007 – Licenza di uccidere, film del 1962.

Anche a Cadice, la cattedrale si impone sulla città e la sua gigantesca cupola d’oro ricorda di essere la “porta solare” che conduce a Dio. Ma perché i colori bianco e marrone? Il bianco perché Cadice è il primo di una serie di pittoreschi e vivaci pueblos blancos, dalle caratteristiche case di calce, tra montagne scoscese e distese di ulivi; il marrone rimanda alla grande quantità di botti dove riposa “il miglior sherry del mondo”. Per chi volesse fare un tour enologico, le città di Jerez de la Frontera (Jerez significa sherry), Sanlúcar de Barrameda ed El Puerto de Santa María (tutte a nord di Cadice) formano un triangolo vinicolo imperdibile delle varietà di sherry, dove assaporare la pregiata manzanilla, o il secolare amontillado.

Proprio questo vino, rimanda al racconto  Il barile di Amontillado di Edgar Allan Poe, dove il prezioso nettare funge da esca per attirare un malcapitato esperto di vini che finisce murato vivo in cantina. Ma tranquilli, almeno a noi non è successo.

Ocra e Blu: Sevilla

IMG-20160723-WA0020Embrujo y magia en el aire. Reina de abril con peineta y mantilla. Il verso del poeta Luis Cuevas López dedicato a Siviglia rappresenta perfettamente l’atmosfera della città. Famosa per il Barbiere e gli azulejos, attraversata dal Grande Guadalquivir, donde se contempla y refleja el cielo, Siviglia è davvero una città magica: la Cattedrale – che in termini di volume è la più grande del mondo: “avremo una chiesa tale che chiunque la vedrà penserà che siamo pazzi”, disse uno dei membri del Collegio dei costruttori dell’edificio – vi stupirà. Vale la pena visitarla; all’interno c’è una tomba che si dice custodisca le spoglie di Cristoforo Colombo, anche se la morte dell’esploratore è avvolta ancora dal mistero. Cattedrale che, appena entrati, vi farà raddrizzare la schiena perché, come scrive lo studioso esoterico Louis Charpentier “lo slancio verticale delle strutture gotiche, dei pilastri, degli archi e delle volte, obbliga l’uomo a rialzarsi e lo fa sentire protagonista del cosmo, collocandolo tra il cielo e la terra”. Raggiungerete il paradiso visitando l’Alcázar, l’affascinante palazzo moresco: ogni patio è di una bellezza disarmante e vi racconta una storia che sembra tratta da Le Mille e una notte e che vi accompagnerà fino ai lussuosi giardini. E che dire di Plaza de España alla cui realizzazione contribuirono più di mille operai? È mastodontica e guarda verso il Guadalquivir, simboleggiando la strada da seguire per l’America; ogni panca (sono 48) raffigura una provincia spagnola ed il canale, attraversato da quattro ponti che rappresentano i quattro antichi regni di Spagna (Castiglia, Aragona, Navarra e León), contribuisce a fare della piazza l’emblema della città. Il posto ha ospitato, nel 2002, la troupe di Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni di George Lucas. Nei pressi della Piazza, approfittate per tuffarvi nel verde del Parque de María Luisa.

Verde: Parque Natural Sierra Norte

IMG-20160723-WA0047Girando in macchina per l’area verde del Parque, incontrerete un paesaggio variegato, boschi, colline e valli attraversate da fiumi e cascate, villaggi con fortezze islamiche e castelli cristiani. Noi abbiamo pernottato a Cazalla de la Sierra per poi immergerci nella natura di uno dei sentieri escursionistici – ce ne sono tantissimi – poco conosciuti dai turisti (non ne abbiamo incrociato nemmeno uno) che raggiunge il Rio Huéznar dove abbiamo fatto il bagno. La sera gustate un qualsiasi piatto del luogo o di uno dei paesi limitrofi (Costantina, Alanís, El Pedroso, El Real de la Jara, Guadalcanal, San Nicolás del Puerto). Il nostro amico Fabio assicura che il cerdo ibérico (carne di maiale) è una prelibatezza.

A proposito dei sentieri, per trovarne uno in particolare, abbiamo dovuto faticare più del previsto, essendo lo stesso sconosciuto a tutti gli abitanti del posto! Alcuni, con nostro sommo stupore, non sapevano neanche ci fossero cascate nelle vicinanze. I paesi della zona sono proprio per questo un viatico per chiunque voglia respirare un po’ di aria fresca e uscire dai  circuiti più turistici della regione. Sono così poco frequentati che nemmeno quelli del posto li conoscono!

Il rosso fuoco di Córdoba

IMG-20160723-WA0040Personaggi illustri ebbero i natali a Cordova: Averroè, il filosofo musulmano che vanta un suo posto ne La Scuola di Atene di Raffaello in Vaticano, i latini Seneca e Lucano, filosofo il primo e poeta il secondo, il torero Manolete.

Più raccolta di Siviglia, la città custodisce La Mezquita, una delle più suggestive moschee in Spagna, che ne è anche la Cattedrale, “così vicina al deserto, con la sua foresta di pilastri”, dalla descrizione della scrittrice Jan Morris che ne ha colto perfettamente l’essenza, ¡Mezquita mora y cristiana! Magia de luz, bella hurí, esquiva sultana. Sia con i Musulmani che con i Cristiani, Cordova raggiunse l’apogeo: sotto il califfato omayyade fiorirono l’architettura e l’arte, e con il cristianesimo divenne il centro per il commercio dei tessuti e delle stoffe, in particolare seta e cotone.

Particolarmente suggestivo è l’incontro delle due culture, che fisicamente si abbracciano all’interno della Mezquita, dove i due stili – perfettamente riconoscibili – convivono in un contrasto immobile.

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Passeggiare sotto le mura della città vecchia sarà davvero rilassante e se volete un po’ di mistero, nei pressi della Casa de las Cabezas, un’abitazione del Medioevo rimasta intatta al suo interno, attraversate via delle teste: ogni arco che incontrerete – se ne contano sette – rappresenta la testa di uno dei sette Infanti di Lara, figli di Gonzalo Gustioz  (signore di Salas nel distretto di Lara). La storia racconta della faida di due famiglie che si contendono la vittoria di un gioco durante un matrimonio e che sfocia nella decapitazione dei bambini, riconsegnati al loro padre su un vassoio d’argento. La leggenda fu portata sulla scena dal grande drammaturgo spagnolo Lope de Vega e riproposta in poemi e romanzi dell’epoca moderna.

I versi sparsi qua e là nel testo per descrivere le città, li ho presi in prestito – per chi volesse leggerla tutta – da Luis Cuevas López in Andalucía. 

 

 

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