Brutte, sporche e cattive

Questo pezzo lo dedico a tutti coloro che ogni giorno accompagnano i bambini e gli studenti nel difficile percorso della crescita, un cammino bellissimo se fatto di sorrisi, rimproveri amorevoli e lodi: ai maestri e agli insegnanti che hanno la giusta dose di bontà e severità e di cui ci ricorderemo per sempre.

Le notizie degli abusi e delle violenze sui bambini mi fanno venire il voltastomaco; leggere che le autrici di botte, morsi, offese e qualsiasi altra oscenità sono le maestre, – coloro che dovrebbero formare, insegnare e tutelare l’infanzia, una guida a cui affidarsi, – mi provoca un forte desiderio di “menar le mani”.

Il caso di Milano, non è un avvenimento isolato; è l’ennesimo di una lunga sfilza, da qualche anno a questa parte (per non parlare delle violenze sugli anziani). Ho provato – con molto disgusto e senza arrogarmi un ruolo non mio – a cercare un significato a tanta spietatezza.

Perché, maestre, maltrattate i vostri bambini? La prima cosa che mi viene in mente è che le vostre vite siano vuote di significato. Avete perso, probabilmente, la volontà di vivere, quel meraviglioso afflato che dovreste, al contrario, coltivare su chi alla vita si apre ogni giorno e che si entusiasma per ogni piccola scoperta. Forse, di conseguenza, non siete soddisfatte di voi stesse, volevate fare altro e, invece, vi siete ritrovate ad insegnare e a dover padroneggiare gli strumenti della cultura e del linguaggio che forse sono troppo per voi.

La nostra bella letteratura dedica ampio spazio alla figura del maestro. Pensiamo a Fenice – libro IX dell’Iliade -, a cui è affidata l’educazione del piccolo Achille; non sarà stato facile per lui gestire l’irruente Pelìde ma non c’è verso nel poema che testimoni mazzate e botte. Atlante è invece il precettore di Ruggiero, personaggio dell’Orlando Furioso dell’Ariosto che, rimasto orfano viene cresciuto dall’amorevole tutore che, addirittura, istruisce il destriero alato ippogrifo affinché lo protegga in sua assenza. E ancora il Parini che dedica il Giorno al suo pupillo, «il giovin signore», che gradisce poche visite, tra le quali include quelle dei suoi precettori (Parini stesso lo fu di Gian Galeazzo, figlio del duca Gabrio Serbelloni) oppure i maestri del libro Cuore di De Amicis. Fra tutti il maestro Perboni che il primo giorno di scuola dice ai ragazzi «la mia famiglia siete voi. […] Non ho più che voi al mondo […]. Voi dovete essere i miei figliuoli». Quelli che avranno letto il libro, ricorderanno la Maestrina dalla Penna Rossa nella quale si riconosce la figura storica di Eugenia Barruero, insegnante torinese, «sempre allegra […], tien la classe allegra, sorride sempre, grida sempre con la sua voce argentina che par che canti, picchiando la bacchetta sul tavolino e battendo le mani per imporre silenzio; poi quando escono, corre come una bimba dietro all’’uno e all’’altro per rimetterli in fila; e a questo tira su il bavero, a quell’altro abbottona il cappotto perché non infreddino; li segue fin sulla strada perché non s’accapiglino, supplica i parenti che non li castighino a casa e porta delle pastiglie a quei che han la tosse».

E gli esempi di buoni maestri potrebbero continuare, mentre voi, vergognoso esempio di una scuola decadente, siete la materializzazione di tutte le orchesse, le streghe, le matrigne delle storie che dovreste raccontare, per allietare il tempo dei bambini che accudite, e che terminano tutte con la sconfitta del Male. Voi che dovreste accompagnare il bambino a trovare un senso coerente nel tumulto dei suoi sentimenti, lo traumatizzate con il vomito che gli fate ingurgitare, con le bestemmie che gli urlate contro, con gli schiaffi e i ceffoni. I bambini non hanno bisogno di questo, è superfluo dirlo, ma sono affamati di un’educazione morale e di amore. Dovreste arricchirli; invece di picchiarli perché non leggere le fiabe? Forse perché vi ritrovereste nei panni del lupo cattivo o della vecchia strega dell’ingannevole casa di marzapane?

Non vedo civiltà né cultura in atteggiamenti simili e pensare che al Foro di Cesare, nella piazza inaugurata nel 46 a.C. – e ci tengo a sottolineare la data – ci si commuove davanti ad una stele (che la tecnologia ha “riportato in vita”) di un magister; circondato dai suoi alunni, il maestro li guida con i suoi insegnamenti. Tanta sarà stata la benevolenza e la pazienza del precettore che per ringraziarlo lo hanno omaggiato con qualcosa di visibile anche oggi, nel 2016. Per voi invece, ci sono le immagini catturate dai video che vi immortalano accanto ai bambini mentre gli chiudete la bocca con lo scotch… la lapide dovreste farvela da sole, cingendovi di umiliazione e vergogna.

Un’ultima cosa: l’immagine, suggestiva, ha uno scopo esclusivamente evocativo. Trovo che in realtà i lupi siano degli animali bellissimi, schivi e riservati.

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