La trilogia delle storie sospese: Lisbona

Inauguro con questo pezzo la mia prima, piccola, trilogia. Il soggetto sono i ponti, reali più che simbolici, belli o spettrali, che uniscono o – loro malgrado – dividono. 

Cinquant’anni fa (il 6 agosto 1966) veniva inaugurato il ponte 25 di aprile nella città di Lisbona. Quando domandarono ad António de Oliveira Salazar per quale motivo sarebbe stato ricordato, il dittatore portoghese (dal 1932 al 1968) rispose: “per il ponte”. Oggi la costruzione d’acciaio unisce, con i suoi 2mila metri e più, le due sponde del Tago ed è diventata uno dei simboli della città, oltre ad essere un’opera architettonica gigantesca. Il colore rosso del ponte portoghese è associato simbolicamente a quello del Golden Gate (1937) di San Francisco, anche se la struttura è più simile al Bay Bridge (1936), che collega la città californiana con Oakland: si deve alla stessa compagnia, la American Bridge Company, la sua costruzione. Unire la terra con la foce del fiume era una vecchia aspirazione portoghese; il primo progetto fu presentato nel 1875, ma si concretizzò quasi un secolo più tardi per volere di Salazar a cui fu dedicata la costruzione (si chiamava infatti ponte Salazar). Dopo  la Rivoluzione dei garofani nel 1974, che ripristinò in Portogallo la democrazia (esattamente il 25 aprile) ponendo fine al lungo regime autoritario, il nome cambiò di nuovo, in quello attuale. Il ponte ha modificato la fisionomia di Lisbona: facilitando la comunicazione con l’Algarve, nel sud del paese, ha contribuito al suo successivo sviluppo turistico. Nel giorno del suo battesimo nel Diario de Notícias comparve il titolo “Il grande simbolo del futuro” del Portogallo. Ed effettivamente lo è, sebbene dal 1998, Lisbona si allunga sul fiume grazie ad un secondo ponte, il Vasco de Gama, più lungo (17, 2 chilometri) e pratico, ma l’immagine della città che vi rimarrà impressa è quella di un caldo tramonto estivo con il rosso del ponte 25 di aprile che brilla o quella del rosso che s’impone tra la nebbia di una serena giornata autunnale. A Lisbona, la scelta del colore non fu polemica come accadde per il ponte statunitense: una commissione di ingegneri ed architetti si riunì nella capitale portoghese per discutere sulla preferenza tra il grigio-argento e quello opaco. La scelta, però, si rivelò più difficile del previsto, fino a quando lo scultore italo-americano Beniamino Benvenuto Bufano optò invece per “il terracotta” che – disse – si sposava meglio con il paesaggio verde ed il cielo azzurro e, inoltre, quel colore sarebbe emerso come raggio di luce nelle frequenti giornate di nebbia. Il terracotta di allora è il “rosso” che ammiriamo oggi, e se qualcuno volesse la stessa tonalità di colore per la propria casa deve chiedere una miscela particolare al pittore: un 6% di nero, sufficiente magenta (69%) e 100% di giallo, questo è il rosso del ponte, conosciuto tecnicamente come “arancio internazionale”.

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