Caffè Babilonia di Marsha Mehran

Qualche giorno fa, mentre spostavo alcuni libri semi nascosti da altri, mi è capitato tra le mani Caffè Babilonia (o Pomegranate Soup), di Marsha Mehran, classe 1977. «Tre sorelle persiane portano lo scompiglio in un tranquillo villaggio irlandese con le loro ricette esotiche e la loro gioia di vivere»: ricordo che queste poche righe sulla copertina attrassero la mia attenzione e mi incuriosirono così tanto da considerare l’acquisto del romanzo. L’ultimo dubbio fu fugato dalla poesia all’interno del libro, La conquista del giardino di Forough Farrokhzad, autore (una volta a casa scoprii che si trattava di un’autrice) persiano. Così lo comprai. La lettura è veloce e piacevole.

Ogni capitolo è introdotto da una ricetta della cucina iraniana, rimedio contro malanni e sbalzi di umore: «Marjan regolava il temperamento imprevedibile di Bahar con il cibo, seguendo l’antica e preziosa pratica zoroastriana dell’equilibrio, che contrapponeva la luce al buio, il bene al male, il caldo (positivo) al freddo (negativo). Certe personalità calde, garm, tendono a irritarsi più facilmente, emanano più energia e spingono tutti quelli che li circondano all’azione. Ma questo dispendio di energia riduce spesso a uno straccio, quindi per prevenire l’esaurimento bisogna consumare pietanze fredde, sard, come pesce d’acqua dolce, yogurt, coriandolo, melone e lenticchie. Spezie e carni dovrebbero essere evitate, perché non fanno che alimentare il fuoco interiore. A chi possiede un temperamento troppo freddo, invece, con intensi attacchi di malinconia e un generale disinteresse per il futuro, si raccomandano piatti caldi. Cibi come carne di vitello, fagioli azuki verdi, chiodi di garofano e fichi vanno benissimo per risollevare lo spirito e stimolare le ambizioni». Con lo scorrere delle pagine, ci si affeziona alle protagoniste, Marjan, Bahar e Layla che, fuggite dall’Iran khomeinista, portano una ventata di novità, mista ad un’indiscreta curiosità, a Ballinacroagh, un villaggio (fittizio) irlandese nella Contea di Mayo; inoltre a fine libro non è sorprendente che vogliate conoscere meglio la seducente Persia con la sua storia e le sue tradizioni o la più selvaggia Irlanda (l’autrice semina qua e là diversi spunti per entrambe le culture).

Il libro Caffè Babilonia, pubblicato in Italia nel 2005, ebbe un seguito, tre anni dopo, con Pane e acqua di rose. Quel giorno che rimisi in ordine i volumi e, come già scritto, mi capitò il romanzo tra le mani, corsi al pc per vedere se Marsha Mehran – per alcuni critici considerata una tra le stelle nascenti della narrativa moderna, paragonata spesso a Joanne Harris – avesse dato alle stampe qualcosa di recente.

Con mia grande sorpresa lessi della sua morte, avvenuta il 30 aprile del 2014 ed avvolta, a quanto pare, dal mistero. La scrittrice, separata dal marito, conduceva un’esistenza solitaria. Le poche volte che era stata vista, sedeva, in pieno inverno, su una panchina, di fronte al Reek, la montagna sacra dei Celti, col suo computer per usufruire del Wi-Fi del vicino pub. In molte occasioni i proprietari del locale l’avevano invitata ad entrare, per lavorare stando al caldo, ma aveva quasi sempre declinato l’allettante offerta con la scusa di dover tornare a casa, un modesto bungalow sul quale spadroneggiava un cartello con la scritta: non disturbare. Sto lavorando. E nessuno la disturbò fino al giorno in cui Teresa Walsh, agente immobiliare, dopo averla tempestata di telefonate e messaggi senza risposta, si presentò da lei, usando la copia della chiave per entrare. Trovò Marsha a terra, in camera da letto, morta da una settimana. Tutt’intorno decine di bottiglie di acqua minerale vuote e gli involucri delle barrette di cioccolato che, pare, fossero diventate la sua principale fonte di sostentamento.

La causa del decesso resta ignota; non è stato un omicidio né l’ingerimento di pillole o droghe a stroncare la vita a 36 anni. Il motivo della sua scomparsa sta proprio nella straordinaria storia di una giovane donna giramondo a causa di un esilio non voluto, accanto ad una spasmodica ricerca di un luogo che potesse chiamare “casa” e ad un continuo bisogno di essere accettata contro pregiudizi e razzismo (che ritroviamo anche nel romanzo). Un’esistenza che l’aveva portata , per un decennio, a Buenos Aires, Miami e Adelaide; aveva lavorato – inconsapevolmente – per un gruppo di gangster russi a New York fino a sposare (dieci settimane dopo il primo appuntamento) Christopher Collins e stabilirsi con lui Irlanda. Ma l’inquietudine non l’aveva mai abbandonata, l’Iran come l’America l’aveva rifiutata. Attraverso interviste con amici e parenti, The Independent ha ricostruito il dramma di Marsha Mehran e la sua fuga con la famiglia dalla rivoluzione iraniana che intaccò la giovinezza ed il futuro della scrittrice e che, probabilmente, contribuì alla manifestazione di uno stato mentale fragile e poco incline alle relazioni sociali.

Chi legge Caffè Babilonia farà fatica ad associare l’immagine della protagonista Marjan, positiva ed aperta alla vita, con quella dell’autrice del libro che seppure solitaria ha descritto nel romanzo le gioie del buon cibo ed i pericoli dell’isolamento. In un’intervista, una volta disse: «L’idea di trovare l’equilibrio nella vostra vita è molto pertinente alla mia vita e alla mia scrittura».

Riporto due ricette prese dal libro.

Ricetta (1) – Bevanda allo yogurt dugh

Ingredienti:
2 tazze di yogurt bianco
3 tazze di acqua minerale
3 cucchiai di menta tritata
1 cucchiaino di sale
½ cucchiaino di pepe nero macinato
foglie di menta per la guarnizione
ghiaccio tritato, q.b.

Amalgamate gli ingredienti in una caraffa capiente. Mentre mescolate, aggiungete lentamente il ghiaccio tritato. Guarnite con le foglie di menta.

Ricetta (2) – Rimedio per l’emicrania

Ingredienti:
1 cucchiaino di noce macinata
1 cucchiaino di cardamomo macinato
1 cucchiaino di chiodi di garofano macinati
1 tazza di acqua calda

Mescolate le spezie in un bicchiere fino a ottenere una polvere marrone chiaro. Prendete un cucchiaio del rimedio e inghiottitelo subito con l’acqua calda. Ripetete, se necessario, ogni quattro ore

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