Gatti d’autore

Anche quest’anno il SuperCatShow di Roma, la mostra internazionale dedicata ai gatti ha riscosso un enorme successo: nelle ultime tre edizioni ha ospitato più di 100mila visitatori e 800 felini da tutto il mondo. Non so se gli ammiratori dei gatti superino in numero quelli dei cani, cosa certa è che il felino resta un animale misterioso, e la sua simbologia oscilla tra tendenze benefiche e malefiche.

In Giappone è un animale di cattivo augurio, capace, si racconta, di uccidere le donne e prenderne la forma; il pacifico e celebre gatto di Jingorō, nella città di Nikko all’ingresso del Santuario Toshogu, sembra smentire la leggenda. E se i buddisti gli rimproverano di essere stato, insieme al serpente, l’unico animale a non essersi commosso per la morte del Buddha, nell’antica Cina il gatto era considerato un animale benevolo le cui movenze venivano mimate durante le danze; è difficile da credere se si pensa ai cani e ai gatti destinati alla macellazione o indossati come pellicce.

L’antico Egitto venerava, sotto l’aspetto del Gatto divino, la dea Bastet, protettrice dell’uomo; numerose le opere d’arte che la rappresentano con un coltello in una zampa mentre taglia la testa del serpente Apophis, l’oscuro nemico del dio Sole Ra.

Diversa la simbologia nel mondo celtico, dove il gatto, a differenza del cane o della lince, è visto con sospetto perché associato all’usurpatore Cairpre, detto testa di gatto, il cui malgoverno portò alla divisione dell’Irlanda. Nella tradizione musulmana, invece, il gatto è benigno, ad eccezione di quello nero;  mentre il cane che, come tutti sanno, è considerato impuro per motivi religiosi.

E nella letteratura? Sono molti gli scrittori amanti dei gatti – Colette, Hemingway, Hesse, Baudelaire, per citarne qualcuno – che hanno dedicato all’abile felino racconti e romanzi, spaziando dall’horror al romantico, dal fantastico all’eroico.

Il primo che mi viene in mente è Il gatto nero (1943) di Edgar Allan Poe, dove l’animale diventa la vittima prediletta dell’uomo come in La Gatta (1933) della scrittrice francese Colette. La protagonista è Saha, una certosina, che scatena l’invidia della ragazza del suo padrone che, gelosa del loro rapporto privilegiato, proverà ad ucciderla. Un gattofilo nella vita e nell’arte è sicuramente Murakami. Ispirandosi al suo gatto Peter, apre un bar a Tokio nel 1974, il Peter cat decorato all’interno – tavoli, tazze, portacenere, quadri – solo con immagini dell’animale. In Kafka sulla spiaggia (1988) traspare il suo amore viscerale per i felini, messaggeri di pericolo. Nel romanzo si intrecciano due storie: la prima di Tamuka Kafka, in fuga dal padre, e l’altra di Nakata, sessantenne, vittima da bambino di un incidente che gli ha intaccato la memoria e la capacità di leggere e scrivere, ma lasciandogli un «dono», parlare con i felini.

Ma il gatto, come tradizione vuole, appare molto spesso sinistro perché è il compagno classico di streghe e fattucchiere o la reincarnazione di spiriti e fantasmi. Se vi piace il racconto fantastico-horror, I gatti di Ulthar, impegnati a vendicarsi di una coppia che massacra i loro simili, di Howard Phillips Lovecraft, fanno per voi. Oppure i romanzi di Fritz Leiber in cui i felini sono comprimari e non personaggi effimeri; a tal proposito Novilunio (1964) che descrive le avventure dello scrittore Paul Hagbolt e della sua gattina Mao, del loro incontro con Tigerishka, un’aliena con sembianze di gatto, bipede, unghie retrattili e pollice opponibile. Altri due romanzi sono La porta sull’estate (1957) di Robert Anson Heinlein e Considerazioni filosofiche del gatto Murr (1819, 1821) di Hoffmann. In La porta sull’estate, il tema dominante è il viaggio nel tempo ed il vero protagonista è il simpatico e buon gatto Petronio Arbitro (detto Pete) alle prese con le undici porte di casa che aprono a diverse estensioni del passato, e al quale spetterà salvare il suo padrone, l’ingegnere Daniel Davis, da una serie di guai che potrebbero rivelarsi fatali per la sua stessa vita.

Considerazioni filosofiche del gatto Murr è un’opera che appartiene più al fantastico che alla fantascienza; il gatto protagonista Murr decide di scrivere le sue esperienze terrene e lo fa sul rovescio di alcuni fogli che raccontano la vita di Johannes Kreisler, filosofo e musicista che ospita il gatto in assenza del suo padrone. Il risultato è stravagante ed esemplare al tempo stesso: la nascita, lo sviluppo e le avventure dell’animale seguono le tappe dell’uomo dell’epoca; entrambi devono affrontare un percorso di formazione, in cui l’essere umano e quello felino si intersecano.

Chi non amava particolarmente i gatti fu Guareschi, anche se molti fanno da contorno o sono i protagonisti dei suoi racconti. Tra tutti, Quel gatto bianco e nero (1983) in cui il felino perseguita l’assassino per avere giustizia. I temi trattati sono quello della colpa, del peccato e della ricerca di un’impossibile redenzione che nella stori vengono condensati nello sguardo e nelle azioni del gatto: «Il tuo orrendo peccato è scritto dentro gli occhi di quell’innocente bestiola che Dio ha scelto per risvegliare la tua coscienza: che essi ti guardino sempre e ti ricordino il tuo delitto sì che sempre tu abbia a pentirtene. Vai, fratello».

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