Prima o poi ogni muro cade

Dal giuramento del 45° presidente USA, No Ban No Wall è tra gli slogan che da settimane riecheggiano dalle spiagge della California alle vallate della Pennsylvania passando per i laghi dell’Iowa. Il progetto di sostituire la recinzione già esistente fra Stati Uniti e Messico con un vero e proprio muro – una delle promesse di Trump durante la campagna elettorale – ha scatenato le critiche di mezzo mondo.

Se guardiamo indietro alla storia dell’umanità, vediamo che diverse epoche – passate e più recenti – hanno avuto i loro muri. È il caso del Muriq Tidnim in Mesopotamia, durante il periodo di Ur III (dal 2120 al 2000 a.C.), quando i Sumeri eressero il muro tra il Tigri e l’Eufrate per impedire l’attraversamento ai nomadi semiti Amorrei.

Oppure il Muro del Principe costruito sul delta orientale del fiume Nilo, verso il Sinai, per ordine del Faraone Amenemhat I (regnò dal 1994 a.C. al 1964 a.C.), per tenere a bada i predoni nomadi provenienti dall’Asia. Alcuni, tra i muri, sono oggi attrazioni turistiche: basti pensare alla Grande Muraglia cinese (Wan Li Chang Cheng) o al Vallo di Adriano. La prima fu costruita per volere delle dinastie Qin (221-206 a.C.) con oltre 5000 km, Han (206 a.C.-220 d.C.) circa 10.000 km e Ming (1368-1644) 6350 km. Il suo scopo era quello di proteggere la Cina dai Liao, Mongoli e Manciù, i popoli delle steppe. Il Vallum Hadriani, in Inghilterra, venne fatto costruire dall’imperatore Adriano nel 122 d.C. per difendere – con i suoi 117 km e un’altezza di 5 metri – i confini dell’Impero dalle incursioni delle tribù dei Pitti.

Restando in Europa, il muro più famoso è senza dubbio quello di Berlino. Costruito in una sola notte tra il 12 e il 13 agosto 1961, fu il simbolo, per quasi trent’anni, della divisione di un intero continente e del mondo tra opposte ideologie: separava la zona est della Germania, sotto il controllo sovietico, da quella ovest, di influenza statunitense. I tentativi di fuga verso Berlino Ovest furono numerosissimi: dalle azioni disperate alle tecniche strategiche, la cortina di ferro fu la tomba di chi cercò la salvezza. Ida Siekmann il 22 agosto del 1961 fu la prima vittima; tentò la fuga lanciandosi da una finestra del suo appartamento al terzo piano. Prima del salto, aveva gettato sul marciapiede di Berlino Ovest, alcuni piumoni per attutire la sua caduta; purtroppo non gli offrirono sufficiente protezione e le lesioni ripotate le furono letali. E se diamo uno sguardo sulla cartina del mondo scopriremo che oggi ci sono muri ovunque: quelli di Belfast in Irlanda del Nord, ad esempio, sono i Peace Lines, se ne contano più di un centinaio, costruiti negli anni Settanta per separare i cattolici dai protestanti.

Ancora in Europa, l’Hungarian border barrier, la barriera risalente al 2015, tra l’Ungheria e la Serbia o, dell’anno precedente, il muro tra la Bulgaria e la Turchia – che dovrebbe raggiungere i 268 chilometri – per arginare i flussi migratori dalla terra di Atatürk. Spostiamoci dalla parte opposta, la Ceuta border fence blocca il traffico di merci dal Marocco alle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla. E non solo. A partire dagli anni Novanta, centinaia di persone vi hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il muro voluto dalla Spagna. Ma non finiscono qui i muri e le barricate: c’è tra Arabia Saudita e Yemen; a Cipro, che divide la zona greca da quella turca; tra Iran e Pakistan, Israele ed Egitto; tra Zimbabwe e Botswuana e potremmo continuare ancora balzando qua e là nella nostra mappa.

All’età di 96 anni, Harry Bernstein scrisse Il muro invisibile, un romanzo che ripercorre l’infanzia dell’autore e la difficoltà di vivere nei bassifondi di Stockport, durante e dopo la Prima Guerra mondiale: «Era una piccola strada tranquilla, che si notava difficilmente rispetto alle altre ben più ampie, ma ciò che la rendeva eccezionale era il fatto che noi vivevamo da una parte e loro dall’altra. Noi eravamo gli ebrei e loro i cristiani».

Il Muro di Sutcliffe William è una lettura che dovremmo fare tutti. Il protagonista del romanzo è un adolescente che non ha mai prestato attenzione ad un muro che separa la sua esistenza dal «nemico» della parte opposta: «il muro è stato costruito per impedire alle persone che vivono dall’altra parte di far esplodere le bombe e tutti dicono che ha funzionato a meraviglia». La scoperta di un tunnel, e la crescita della sua curiosità, lo porteranno dall’altra parte. Qui incontrerà Leila, una coetanea con cui stringerà amicizia e vedrà da sé che, oltre il muro, non c’è nessun nemico. Tornato a casa, Joshua (è il nome del protagonista) metterà in discussione le false credenze che la famiglia gli ha inculcato, aiutando Leila e la sua famiglia.

Un altro Muro è quello di Jean-Paul Sartre; è uno dei racconti – sono in tutto cinque – pubblicato nel 1939 e ambientato durante la guerra civile spagnola. Il titolo si riferisce alla parete del plotone d’esecuzione per le fucilazioni dei prigionieri, e simboleggia l’inevitabilità della morte a cui sembrano destinati i tre protagonisti.

Eureka Street di McLiam Wilson racconta le avventure di due amici trentenni – Chukie, protestante e Jake, cattolico nella Belfast degli anni Novanta – e dei loro sforzi per impedire che la violenza e la paura dominino le loro esistenze e quelle delle persone a loro vicine.

Il cielo diviso della tedesca Christa Wolf è ambientato durante i primi anni della costruzione del Muro di Berlino; nel romanzo la divisione della Germania accompagna la crisi di una coppia: Manfred attratto dalle prospettive di Berlino Ovest oltrepasserà il muro mentre Rita resterà ad Est. «Un tempo, le coppie d’amanti prima di separarsi cercavano una stella, su cui i loro sguardi la sera potessero incontrarsi. Che cosa dobbiamo cercare noi? » «Il cielo almeno non possono dividerlo» disse Manfred beffardo. Il cielo? Tutta questa cupola si speranza e di anelito, di amore e di tristezza?» «Sì invece» disse lei piano. «Il cielo è sempre il primo a essere diviso».

Il 9 novembre del 1989 il muro venne abbattuto. La strada per la riunificazione tedesca era appena iniziata: Irgendwann fäll jede Mauer, «Prima o poi ogni muro cade».

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