Ho scelto un maiale per amico

«È proprio tanto buffo che un uomo che ha attraversato la vita e conosciuto migliaia di persone finisca per preferire i maiali?» Sy Montgomery risponderebbe al giornalista e scrittore Kapuscinski, di no, senza la minima esitazione.

La naturalista americana è autrice di The good good pig (Un maiale per amico, nella traduzione italiana), uno spassosissimo libro che ho trovato per caso qualche settimana fa tra le occasioni della Ibs di via Nazionale. Avevo proprio bisogno di una lettura distensiva; quale miglior libro se non uno che parla di un maiale? In fondo cosa c’è di più divertente e allegro di un maiale? Tutto quello che riguarda i maiali fa venire voglia di ridere. Eppure la storia di Christopher Hogwood – questo il nome del lattonzolo  protagonista della storia – vi commuoverà fino alle lacrime.

«Questa è Sy Montgomery. Vive con un maiale. E non sto parlando di suo marito.»

Il porcellino, scampata la morte, diventerà la mascotte del New Hampshire e famoso in tutti gli Stati Uniti. Immortalato anche da William Wegman (di cui sono famose una serie di foto che ritraggono i cani, in particolare i bracchi di Weimar) con un fazzoletto rosso intorno al collo e gli occhiali da sole, Chris sarà per anni la star di oltre un centinaio di bigliettini di auguri di Natale. E non solo. La celebrità lo porterà sul Boston Globe, Usa Today, Washington Post; per citarne alcuni. «Comparimmo sul quotidiano del capoluogo, il Keene Sentinel. La prima domanda postami dal giornalista del Sentinel affrontava un argomento piuttosto personale: -Scoreggia?, mi chiese. –Di rado, risposi schiva».

Ma prima qualche cenno storico sul porcello.

La più antica raffigurazione di un maiale che si conosca è quella di un cinghiale che salta, dipinto tra il 15.000 e il 10.000 a.C. nella grotta di Altamira nella Spagna settentrionale. I maiali hanno ispirato l’autore di The Pig in Art che suggerisce che la formosa Venere di Willendorf, rinvenuta nel 1908, in realtà potrebbe essere un omaggio indiretto ad un maiale. Un’idea non del tutto sciocca dato che i porci sono da sempre sinonimo di prosperità. E nessuno può negare che questa Venere ha un’aria piuttosto suina. I primi maiali domestici raffigurati dall’uomo nell’arte sembra siano i sacrifici trovati in Cina nelle tombe della dinastia Zhou risalenti al IX secolo a.C. Poiché da allora i maiali hanno continuato a darci ispirazione con il loro coraggio e la loro fertilità, […], non c’è da stupirsi che gli esseri umani li abbiano immortalati in quasi tutti i materiali immaginabili: maiali cinesi di giada, porci egiziani d’ebano, suini intagliati nel corno di rinoceronte  e nell’avorio di elefante, porcellini in terracotta e porcellana. In Vaticano si conserva una scultura in marmo a grandezza naturale che raffigura una grande, bianca mamma porcella; fra i tesori d’arte del Louvre si custodisce il fregio di una scrofa assira con i porcellini.  

Anche la letteratura ha i suoi maiali famosi. L’arguto P.G. Wodehouse racconta dell’eccentrico Lord Emsworth, ossessionato dalla sua scrofa da competizione, l’Imperatrice di Blandings, di razza Berkshire, nella divertente serie Blandings.

Il libro per bambini Babe maialino coraggioso, pubblicato nel 1983, scritto da Dick King-Smith e La storia di Bland porcellino di Beatrix Potter.

La fattoria degli animali (Animal Farm) di George Orwell del 1945 e la poesia View of a Pig di Ted Hughes; se volte sapere di maiali sapienti, Temple Grandin ha scritto La macchina degli abbracci: parlare con gli animali; la lista è infinita.

Da secoli si ammira l’ingegno dei maiali: persino un’autorità in materia di animali del calibro di Charles Darwin ne ha osservato l’eccezionale intelligenza. «Ho riscontrato una grande sagacia nei suini», scrisse. […] In effetti tra l’XI e il XV secolo i poveri usavano spesso i maiali al posto dei cani da caccia, concessi solo all’aristocrazia inglese. Nel meraviglioso libro di Jeffrey Moussaieff Masson sulla vita emotiva degli animali da fattoria, Il maiale che cantava alla luna, si racconta di una scrofa nera di nome Slut che a metà dell’Ottocento viveva nella New Forest, nell’Hampshire, in Inghilterra, dove veniva addestrata a scovare, puntare e recuperare pernici, fagiani, conigli bene quanto il migliore dei segugi.

Il distretto finanziario di New York deve il suo nome ad un lungo muro costruito dagli Olandesi nel 1652 per limitare e contenere le scorribande dei maiali della bassa Manhattan che vagavano liberi. Erano di certo una risorsa: smaltivano i rifiuti e accumulavano grasso per succulenti arrosti. Facevano comodo a tutti, fino a quando non diventarono prepotenti e cominciarono a spingere le persone giù dai marciapiedi. Vennero relegati nei porcili. Nel 1699 il muro, ormai inutile, verrà distrutto dagli Inglesi ma la strada continuerà a chiamarsi come la conosciamo oggi, Wall Street.

Tutte le curiosità di cui ho scritto, si trovano sparse in Un maiale per amico. Il libro con i suoi 14 capitoli mescola la vita di Sy e di suo marito Howard nella piccola comunità in cui si sono ritagliati il loro Eden con il racconto dei grandi viaggi della naturalista: Zaire, Tanzania, Borneo, Ruanda, Australia, Cambogia e l’America Latina Le reminiscenze dell’infanzia dell’autrice si alternano alle vicende delle bambine affezionate a Chris: era un’attività che Kate e Jane perfezionarono, e alla fine divenne un’istituzione estiva che per una dozzina di anni attrasse i bambini all’altopiano del maiale di Hancock. La chiamavamo i Bagni del maiale. […] A Chris piaceva. Per non parlare dei «banchetti del maiale»: vicini, amici e generosi ristoratori che fanno avere a Chris furgoni di avanzi – lasagne, torte salate, bignè, pannocchie – un vero paradiso suino dove gli oltre 300 chili non sono un problema.

Ma quei 300 chili in quattordici anni portano a Sy non solo il piacere di una compagnia ma la aiutano a vincere la sua timidezza nei confronti delle altre persone; grazie a Christopher conosce i vicini di casa, impara a giocare con i bambini, si dedica all’orto. Quell’enorme maiale amatissimo, che aveva dato gioia a così tante persone, era la prova vivente che indipendentemente da quanto ricevi in dono dalla natura o dalla storia, con l’amore ogni cosa diventa possibile.

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One response to “Ho scelto un maiale per amico

  1. Bellissimo e divertentissimo articolo..mi tocchera’ comprarei il libro! Mi sono sempre chiesta del perche’ del nome “wall street” ora lo so!

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