Lo strano harem di Pickering e altre stelle

«La più sublime, la più nobile tra le Fisiche scienze ella è senza dubbio l’Astronomia. L’uomo s’innalza per mezzo di essa come al di sopra di se medesimo. E giunge a conoscere la causa dei fenomeni più straordinari. Una così utile scienza dopo essere stata per molto tempo soggetta alle tenebre dell’errore ed alle folle degli antichi filosofi, venne finalmente ne’ posteriori secoli illustrata a segno, che meritatamente può dirsi poche esser quelle scienze, che ad un tal grado di perfezione sieno ancor giunte». Era un giovane Leopardi che già quindicenne studiava le vite di chi, secoli prima, aveva osservato le stelle. Quante volte avrà tenuto il naso all’insù? Come Ipazia (370-414 d.C.) che il poeta di Recanati appunta nella sua lunga lista di astronomi. Una studiosa a tuttotondo, martire pagana, la cui riscoperta – ci racconta Piero Bianucci, giornalista scientifico ed autore di Storia sentimentale dell’Astronomia. La meravigliosa avventura degli uomini e delle donne che hanno esplorato il cielo – si deve a Diodata Roero Saluzzo e al suo Ipazia o delle Filosofie, del 1827. Raffaello Sanzio raffigura l’astronoma nella Scuola di Atene dove, tra le cinquantotto figure, spicca nel gruppo di destra dell’affresco, in tutto il suo candore. Se l’esistenza e l’uccisione di Ipazia sono documentate da fonti storiche, qualche dubbio resta sulla figura di Fatima di Madrid (X-XI secolo d.C.), che avrebbe scritto una serie di opere note come le Correzioni e, insieme a suo padre, l’astronomo e scienziato Maslama al-Mayriti,, avrebbe modificato e corretto Le Tavole Astronomiche di al-Khwarizmi, adattandole al meridiano che passava per Cordova, la città andalusa dove visse. Lavorò anche sulle zijes, libri di astronomia islamici che includono i calendari, le posizioni del Sole, della Luna e dei pianeti, oltre ai parametri utilizzati per i calcoli delle eclissi. Restando in Europa, ma spostandoci a nord, in Danimarca, ricordiamo Sofia Brahe (1556-1643) che aiutò il fratello – il famoso astronomo Tycho – nelle osservazioni del cielo e negli esperimenti di alchimia e «curava il giardino di Uraniborg che lei stessa aveva progettato come rappresentazione simbolica dell’universo ispirandosi ad un testo ermetico». A loro il merito di aver redatto, sulla base di lunghe ed estenuanti osservazioni, un catalogo di oltre 1000 stelle fisse, con una sorprendente precisione data l’epoca ed il fatto che il telescopio non fosse stato ancora inventato. Dal freddo danese a quello polacco. Nella città di  Wołów nacque Maria Cunitz (1610-1664), autrice di Urania Propitia, – che la rese famosa in tutta Europa – un testo che fornendo nuove tavole planetarie semplificava quelle Rudolphine di Keplero, per determinare la posizione di un pianeta sul suo percorso ellittico. Alla studiosa è dedicato il cratere Cunitz su Venere ed il 12624 Mariacunitia, un asteroide nella regione del sistema solare, tra le orbite di Marte e di Giove.

Nei secoli XVII e XVIII le donne fecero da «assistenti» a padri, fratelli e mariti, non essendo riconosciuto loro il ruolo di professioniste della scienza del cielo: Caterina Hevel (1646-1693), Maria Kirch (1670-1720) che contribuì a rendere l’Accademia delle scienze di Berlino un importante centro di astronomia, Nicole-Reine Lepaute (1723-1788), che collaborò con l’astronomo Jérôme Lalande e con il matematico Alexis Clairault, che si attribuì tutto il merito degli accurati calcoli astronomici della studiosa sulla riapparizione della cometa di Halley del 1758. Si deve aspettare il 1835 per la prima donna membro onorario della Royal Astronomical Society per i suoi studi come astronoma: è Caroline Lucretia Herschel (1750-1848). Britannica, di origine tedesca, anche cantante lirica, studiò i sistemi binari e scoprì sei comete e tre nebulose. Re Giorgio III le concesse un salario annuale che le permise di essere la prima astronoma professionista della storia. Due anni dopo, nel 1837 un’altra donna, la scozzese Mary Fairfax Greig Somerville (1780-1872), entrò a far parte della Royal. Gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza che la videro leggere di nascosto i libri di matematica e di algebra contro la volontà del padre, vennero successivamente ripagati quando sposò Somerville, un uomo colto che la incoraggiò nei suoi studi. Dall’altra parte del mondo, in Cina, Wang Zhenyi (1768-1797) ignorando le abitudini feudali dell’epoca, si dedicava allo studio dell’astronomia, della matematica e della geografia. Scrisse, oltre ad una serie di articoli, Dispute of the Procession of the Equinoxes, dove spiega come calcolare il movimento degli equinozi; Dispute of Longitude and Stars, dedicato alle posizioni stellari e The Explanation of a Lunar Eclipse, descrivendo la relazione tra le eclissi lunari e quelle solari. Inoltre, raccolse una serie di dati atmosferici per prevenire e combattere le siccità e le inondazioni che flagellavano le province ad est della Cina. La prima astronoma statunitense è Maria Mitchell (1818-1889) che nel 1847 scoprì una cometa, la Miss Mitchell Comet, che le valse una posizione nell’Accademia Americana delle Arti e della Scienza (1848) e nell’Associazione Americana per l’Avanzamento della Scienza (1850). Quando divenne professore di astronomia al Vassar College, nel 1865, il suo stipendio era un terzo rispetto a quello dei colleghi uomini; protestò così tanto che dovettero aumentarle il salario. Oltre al contributo che dette alla scienza, resta famosa la frase: abbiamo una fame della mente. Vogliamo conoscere tutto intorno a noi e più otteniamo, più desideriamo conoscere. Sempre in America, all’Osservatorio di Harvard, molte donne lavoravano per il direttore Edward Charles Pickering (1846-1919), tra cui Annie Jump Cannon (1863-1941) ed Henrietta Swan Leavitt (1868-1921), conosciute più tardi come l’harem di Pickering, «una ventina di ragazze alle quali faceva svolgere i lavori scientifici più noiosi». La Cannon studiò e classificò gli spettri di più di 225.000 stelle, alternando al lavoro il bridge, la sua unica distrazione; la sua collega Leavitt, che «doveva dare la caccia alle stelle variabili, quelle la cui luminosità cambia nel tempo, più o meno ciclicamente», scoprì la relazione periodo-luminosità, un metodo innovativo per la misura della distanza degli oggetti astronomici che risultò essenziale per la conoscenza delle dimensioni della nostra galassia e dell’Universo. Un’altra donna che si appassionò alle stelle fu Cecilia Helena Payne Gapoščkin (1900-1979). L’amore per l’astronomia sbocciò dopo aver ascoltato una conferenza di Sir Arthur Stanley Eddington sulla teoria della relatività di Einstein. La scienziata dimostrò che l’idrogeno e l’elio sono i principali costituenti delle stelle, «dato fondamentale per comprendere l’origine della loro immensa produzione di energia. […] Non fu una conquista facile. Nel 1923 [Henry] Russell le bocciò un articolo che riassumeva le conclusioni alle quali era arrivata e solo sei anni dopo si decise ad accettarle. […] Sfidando lo scetticismo di Russell, nel 1925 Cecilia difese la sua tesi di dottorato dedicata alla composizione delle stelle. L’aveva scritta in sei settimane e Otto Struve, astronomo di grande prestigio, la definì senza alcun dubbio la più brillante tesi di dottorato mai prodotta in astronomia».

Paris Pismis (1911-1999), di origine armena, fu la prima universitaria in Turchia, con un dottorato di matematica nel 1937 e la prima in assoluto, tra uomini e donne, a dedicarsi allo studio dell’astronomia in modo professionale in Messico, dove si era trasferita col marito. Autrice di più di 120 articoli scientifici, scoprì 20 amassi aperti e 3 ammassi globulari e lavorò alle prime interpretazioni della struttura spirale delle galassie. Reminiscences in the life of Paris Pismis: A woman astronomer è la sua autobiografia, del 1998. Finiamo in bellezza, con Margherita Hack (1922-2013), prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia, quello di Trieste, dal 1964 al 1987, trasformandolo da piccola struttura di provincia ad Istituto di ricerca astronomica internazionale. Leggete qualsiasi libro di questa forza della natura, L’universo. Pianeti, stelle e galassie, Una vita tra le stelle, Storia dell’astronomia dalle origini al 2000 e oltre, Le mie favole. [Da Pinocchio a Harry Potter (passando per Berlusconi)], Notte di stelle…il messaggio della Hack, oltre alla divulgazione scientifica, si ripete: «L’astronomia ci ha insegnato che non siamo il centro dell’universo, come si è pensato a lungo e come qualcuno ci vuol far pensare anche oggi. Siamo solo un minuscolo pianeta attorno a una stella molto comune. Noi stessi, esseri intelligenti, siamo il risultato dell’evoluzione stellare, siamo fatti della materia degli astri».

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